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            <title>Rss Feed sociale.usb.it</title>
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            <description>Le ultime notizie di sociale.usb.it</description>
            <language>it-it</language>
            
                <copyright>Unione Sindacale di Base</copyright>
            
            <pubDate>Fri, 09 Oct 2026 12:13:39 +0200</pubDate>
            <lastBuildDate>Fri, 09 Oct 2026 12:13:39 +0200</lastBuildDate>
            
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                        <pubDate>Wed, 16 Sep 2026 11:36:55 +0200</pubDate>
                        <title>Non lasciamo spazio all&#039;indifferenza: USB Slang, Fds e Cercasi Schiavo in piazza al Pigneto a Roma contro le aggressioni ai lavoratori del quartiere</title>
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		                        		https://federazionedelsociale.usb.it/leggi-notizia/non-lasciamo-spazio-allindifferenza-usb-slang-fds-e-cercasi-schiavo-in-piazza-al-pigneto-a-roma-contro-le-aggressioni-ai-lavoratori-del-quartiere-1137.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <content:encoded><![CDATA[<p>Non lasciamo spazio all'indifferenza.&nbsp;Domenica come attivisti di USB e Slang eravamo al Pigneto per portare solidarietà ai due lavoratori della ristorazione del quartiere, che sono stati aggrediti nel quartiere con modalità tipicamente squadriste in tarda serata dopo aver staccato dal turno di lavoro. Nei quartieri come il Pigneto, Centocelle, San Lorenzo, mangiati da turistificazione e gentrificazione, sono soprattutto i lavoratori e le lavoratrici, le donne e i migranti a subire discriminazioni e violenze, e soprattutto sfruttamento. Solo a Roma, oltre il 90% della ristorazione vive condizioni di irregolarità: lavoro nero, contratti in grigio, co.co.co, ritenute d'acconto o part-time a fronte di 10 ore di lavoro al giorno, completa mancanza delle basilari norme di sicurezza nei luoghi di lavoro; per rispondere a queste violenze, non ci servono militari o forze dell'ordine: ci serve sicurezza sociale: welfare e servizi pubblici. Per noi sicurezza sociale vuol dire avere il contratto di lavoro, rispetto delle norme di sicurezza sui luoghi di lavoro, accesso a ferie e malattie, accessibilità ai mezzi pubblici anche di notte, perchè a Roma la metro non può chiudere alle 11:30 nei feriali e all'1:30 nei festivi se i lavoratori staccano alle 3; sicurezza sociale vuol dire poter vivere nel quartiere dove si lavora e poter avere accesso ad affitti calmierati e sostenibili, non in mano alla turistificazione e al libero mercato che svuotano i quartieri dei suoi abitanti per fare spazio a bnb e speculazione edilizia ed immobiliare.<br /> <br /> <br /> Dobbiamo organizzarci: con Cercasi Schiavo, campagna nazionale che tratta lo sfruttamento sulla ristorazione, turismo e lavoro stagionale che abbiamo già presentato anno scorso a Roma, ci stiamo mobilitando in questi settori dove lo sfruttamento e la precarietà sono all'ordine del giorno: uniamoci nella lotta per i nostri diritti, non possiamo più subire sulla nostra pelle il guadagno di padroni ed imprenditori. Contattaci presso i nostri sportelli del lavoro a Roma in via dell'aeroporto 129 o in via Giolitti 231: uniti possiamo fare la differenza.</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Tue, 15 Sep 2026 10:22:16 +0200</pubDate>
                        <title>Non è più propaganda, è razzismo fascista violento: 24 settembre ore 18:30 assemblea nazionale Migranti online</title>
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		                        		https://federazionedelsociale.usb.it/leggi-notizia/non-e-piu-propaganda-e-razzismo-fascista-violento-24-settembre-ore-1830-assemblea-nazionale-migranti-online-1029.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>Si stanno ripetendo, l’ultimo a Francavilla contro Mayky Sanchez, cuoco italo -domenicano aggredito alla fine del turno, le uccisioni, le aggressioni, le violenze contro i lavoratori stranieri o di origini straniere presenti oggi in Italia.</p>
<p>Non è propaganda non è remigrazione è violenza razzista !</p>
<p>Abbiamo più volte evidenziato che in questo paese senza il contributo, la partecipazione, l’assistenza dei lavoratori stranieri, molti settori economici andrebbero in crisi.</p>
<p>Dati ufficiali indicano che sono più del 40% i lavoratori impegnati in determinati settori:</p>
<p>logistica, assistenza alle persone, bracciantato, edilizia, riders, servizi nella ristorazione e nel turismo.</p>
<p>Il mondo del lavoro non può rimanere in silenzio di fronte a questa recrudescenza razzista e fascista, abbiamo già fatto diverse assemblee per la costruzione di un percorso sindacale organizzato, per rivendicare non solamente il diritto di cittadinanza ma TUTTI I DIRITTI LAVORATIVI negati ai lavoratori stranieri in Italia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>USB promuove un percorso organizzato per contrastare la violenza razzista e per la rivendicazione dei giusti diritti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>USB invita I LAVORATORI STRANIERI IN ITALIA a partecipare il 24 SETTEMBRE all’ASSEMBLEA ON LINE NAZIONALE.</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Thu, 13 Aug 2026 11:19:34 +0200</pubDate>
                        <title>COLPO DI CALORE IN CUCINA A FORTE DEI MARMI, CUOCO MUORE A 50 ANNI. BASTA STRAGI SILENZIOSE NEL TURISMO</title>
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		                        		https://federazionedelsociale.usb.it/leggi-notizia/colpo-di-calore-in-cucina-a-forte-dei-marmi-cuoco-muore-a-50-anni-basta-stragi-silenziose-nel-turismo-1122.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>Un altro lavoratore ucciso dal caldo. Marco Barsi, 50 anni, cuoco in uno stabilimento balneare di Forte dei Marmi, a fine turno è stato colpito da un colpo di calore mentre puliva la cucina in cui aveva lavorato tutto il giorno. Soccorso e trasportato in ospedale, è morto al Versilia nella notte tra lunedì e martedì, otto ore dopo il malore. Tornato in Italia da pochi mesi dopo vent'anni di lavoro in Germania, si è ritrovato a morire nel settore che ogni estate sfrutta decine di migliaia di stagionali tra cucine, sale, spiagge e stabilimenti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>USB denuncia: questa non è una fatalità, è la conseguenza diretta di un sistema che considera accettabile far lavorare le persone in condizioni estreme pur di non fermare la macchina della stagione turistica; nelle cucine il calore dei fornelli si somma a climatizzazione insufficiente o assente. Negli hotel, camerieri ai piani, facchini e addetti a terrazze e lavanderie subiscono lo stesso doppio stress termico, in spazi di servizio quasi mai climatizzati. Bagnini e personale del salvataggio, spesso, restano ore sotto il sole senza pause frazionate né zone d'ombra attrezzate, con l'aggravante di dover restare lucidi per soccorrere gli altri. Chi lavora in spiaggia — stabilimenti, chioschi, noleggi — condivide la stessa esposizione, ma con tutele contrattuali ancora più deboli.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le ordinanze regionali anti-caldo coprono edilizia, agricoltura e cantieri, ma non nominano esplicitamente ristorazione e turismo balneare: chi lavora in cucina, in spiaggia o come bagnino resta escluso dalla tutela &quot;automatica&quot;. Eppure, il D.Lgs. 81/2008 obbliga già i datori di lavoro a valutare lo stress termico nel DVR: non è una richiesta in più, è un obbligo di legge sistematicamente disatteso proprio nei settori in cui la sindacalizzazione è più difficile. A questo si aggiunge il problema dei turni infiniti, senza riposi adeguati né rispetto degli orari contrattuali, che nella stagione estiva diventa la norma in cucine, sale e stabilimenti: chi lavora dieci, dodici ore di fila sotto il caldo estremo arriva sfinito proprio nelle ore più a rischio, quelle di fine turno.</p>
<p>È lo stesso sfruttamento che USB denuncia da tempo con la campagna &quot;Cercasi schiavo&quot;: paghe da fame, contratti irregolari, orari fuori da ogni norma, zero formazione sulla sicurezza. Non è un caso che proprio a Forte dei Marmi, nel 2022, USB abbia portato in corteo centinaia di lavoratori e lavoratrici stagionali, scegliendo simbolicamente la capitale del turismo di lusso per denunciare il lavoro povero che sta dietro le vacanze da migliaia di euro di pochi:&nbsp;oggi, di fronte a una morte, quelle stesse ragioni tornano drammaticamente attuali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Come USB chiediamo:</p><ul> 	<li>stop al lavoro nelle ore più calde, con retribuzione al 100% e non l'80% della CIG in deroga;</li> 	<li>estensione esplicita delle ordinanze regionali anti-caldo a ristorazione, turismo e lavoro balneare;</li> 	<li>climatizzazione reale in cucine, sale e spazi di servizio;</li> 	<li>pause frazionate in zone fresche o ombreggiate nei picchi orari;</li> 	<li>acqua e sali minerali gratuiti forniti dal datore di lavoro;</li> 	<li>DVR aggiornati sullo stress termico, in applicazione piena del D.Lgs. 81/2008;</li> 	<li>controlli e ispezioni straordinarie di INL, ASL e INAIL in ristoranti, hotel, stabilimenti e strutture del salvataggio;</li> 	<li>introduzione del reato di omicidio sul lavoro.</li> </ul><p>&nbsp;</p>
<p>USB chiede verità su questa morte e misure immediate per chi lavora sotto il sole e tra i fornelli in tutta la Versilia e in tutto il Paese. Il cordoglio di USB e i suoi lavoratori va alla famiglia e ai colleghi di Marco Barsi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Campagna Cercasi Schiavo / SLANG – USB</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Thu, 06 Aug 2026 16:42:04 +0200</pubDate>
                        <title>Cercasi schiavo: SLANG-USB chiede tavoli territoriali sul lavoro nel turismo, apertura dal comune di Rimini. </title>
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		                        		https://federazionedelsociale.usb.it/leggi-notizia/cercasi-schiavo-slang-usb-chiede-tavoli-territoriali-sul-lavoro-nel-turismo-apertura-dal-comune-di-rimini-1643.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>6 agosto 2026&nbsp;– L'istituzione di tavoli territoriali permanenti e di Osservatori sul lavoro nel turismo è una richiesta che USB porta avanti in tutta Italia attraverso la campagna nazionale &quot;Cercasi schiavo&quot;, contro lo sfruttamento dei lavoratori stagionali e della ristorazione. Dopo Pavia e Catanzaro, anche il Comune di Rimini si è detto disponibile ad aprire il tavolo: un'apertura importante, che prospetta la partecipazione di Comune, Ispettorato del Lavoro, INPS, INAIL, associazioni datoriali e organizzazioni sindacali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'incontro a Rimini è stato richiesto dopo la pubblicazione del dossier &quot;L'emergenza lavoro nel turismo a Rimini&quot;, che ha documentato, sulla base di dati di Guardia di Finanza, Ispettorato del Lavoro e Carabinieri NIL, la diffusione di lavoro nero, contratti fittizi e salari da fame nel settore turistico-alberghiero della riviera. Per USB, il fatto che un'amministrazione comunale riconosca pubblicamente la gravità della stagionalità e della povertà lavorativa nel settore è un passaggio politico significativo e non scontato, frutto della pressione esercitata con il dossier e con le mobilitazioni territoriali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Restano tuttavia nodi irrisolti: il Comune di Rimini ha escluso la revoca delle concessioni di suolo pubblico anche in caso di sfruttamento accertato, limitandosi a sanzioni economiche nei futuri bandi demaniali e a un diritto di prelazione per gli stagionali storici, mentre sul fronte abitativo resta un piano di cohousing giudicato insufficiente rispetto alla carenza di Edilizia Residenziale Pubblica. Per USB, senza sanzioni realmente vincolanti – a partire dalla revoca delle concessioni – il rischio è che lo sfruttamento resti un semplice costo d'impresa preventivabile.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Che nel settore del turismo e della ristorazione sia possibile organizzarsi lo dimostra anche quanto accaduto in questi giorni a Torino, dove USB ha eletto le prime RSU nella ristorazione cittadina, al Va Lentino (Imbarchino): un segnale, insieme all'apertura di Rimini, che la vertenza nazionale su lavoro povero, stagionalità e ristorazione, sta producendo risultati concreti sul territorio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>USB continuerà a battersi, in tutta Italia, perché al riconoscimento del problema seguano misure realmente vincolanti: clausole sociali con revoca effettiva, alloggi pubblici per gli stagionali e Osservatori che siano strumenti reali di controllo e sanzione, non meri contenitori formali. Il sindacato invita fin d'ora lavoratrici e lavoratori a rivolgersi alle proprie sedi per segnalare ogni forma di irregolarità contrattuale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>SLANG – USB</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Tue, 14 Jul 2026 16:46:28 +0200</pubDate>
                        <title>LE FERIE E COME CHIEDERLE: VERSO L&#039;INIZIATIVA DI ALFABETIZZAZIONE SINDACALE CON FDS-USB AL SIERRA MAESTRA CAMP</title>
                        <link>
                        	
                        			
		                        		https://federazionedelsociale.usb.it/leggi-notizia/le-ferie-e-come-chiederle-verso-liniziativa-di-alfabetizzazione-sindacale-con-fds-usb-al-sierra-maestra-camp-1701.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>Che siano per una vacanza organizzata, per un periodo di meritato riposo o per partecipare al Sierra Maestra Camp, le ferie sono un diritto di ogni lavoratore e lavoratrice.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per molti di noi, giovani impegnati in lavori e lavoretti dalla ristorazione alle consegne, spesso durante gli studi, le ferie sembrano invece un tabù nei confronti di padroni a cui lasciamo piena sovranità sulle nostre vite. Come rovesciare questa condizione?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Questo è solo un esempio dei tanti temi che affronteremo in campeggio insieme alla Federazione del Sociale di USB, temi - contratti, orari, buste paga, licenziamento, abusi e molestie - che riguardano tutti ma che, in mancanza di strumenti d'organizzazione, percepiamo come problemi individuali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Quest'anno ricco di mobilitazione ha riportato in piazza milioni di giovani, che quotidianamente avrebbero moltissime ragioni per organizzarsi e mobilitarsi. Rimettiamo allora al centro la conoscenza dei nostri diritti come elemento fondamentale della coscienza di classe e strumento per l'organizzazione del conflitto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Contro sfruttamento e speculazione, conoscere i diritti e organizzare la lotta!</p>
<p>USB Slang</p>
<p>Disegni a cura di: LB</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Thu, 09 Jul 2026 17:52:56 +0200</pubDate>
                        <title>Roma, presidio davanti al Ministero Università e Ricerca per richiedere il ritiro immediato delle nuove linee guida per accesso e immatricolazione degli studenti extra UE</title>
                        <link>
                        	
                        			
		                        		https://federazionedelsociale.usb.it/leggi-notizia/roma-presidio-davanti-al-ministero-universita-e-ricerca-per-richiedere-il-ritiro-immediato-delle-nuove-linee-guida-per-accesso-e-immatricolazione-degli-studenti-extra-ue-1758.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>L'Unione Sindacale di Base era oggi davanti al Ministero dell' Università e Ricerca di Roma con gli studenti di Cambiare Rotta per rivendicare il diritto allo studio e al vivere in Italia di studentesse e studenti tunisini, palestinesi e stranieri, impossibilitati a rimanere in Italia a causa delle indegne politiche razziste del nostro governo e la ministra Bernini e chiedere un incontro per richiedere il ritiro immediato delle nuove linee guida per accesso e immatricolazione degli studenti extra UE.</p>
<p>È bastata una circolare, che ha richiesto l'innalzamento del livello di conoscenza della lingua italiana al B2 per permettere il rinnovo del permesso di soggiorno a studenti e studentesse stranieri, per fare vedere revocato per molti di loro il diritto allo studio al permanere in questo Paese: chi non ha superato l' esame di lingua si è visto infatti decadere il permesso di soggiorno per rimanere in Italia e continuare la propria carriera scolastica. Non solo chi si è iscritto o ha vinto borse di studio quest'anno, ma anche studenti residenti in Italia da anni, e che hanno già sostenuto esami e conseguito la laurea triennale, si sono trovati da un giorno all'altro cittadini irregolari.&nbsp;</p>
<p>Questa scelta di attaccare gli studenti stranieri, che studiano e lavorano regolarmente in Italia, così come l'attacco a tutti i migranti in generale, è figlio di una politica di estrema destra non solo in Italia, ma in tutta Europa. USB si è sempre schierato a fianco di chi lavora e chiede diritti. Siamo già scesi in piazza contro la Remigrazione, e chiediamo risposta immediata a chi nega il diritto allo studio(e alla vita) a studenti stranieri e soprattutto palestinesi, che subiscono un genocidio in corso con la complicità del nostro Paese.&nbsp;</p>
<p>Ad accoglierci non è stato nessuno in vece della Ministra o del Ministero: a quanto pare anche oggi non era presente nessuno che poteva ascoltarci. Hanno mandato avanti le forze dell'ordine, non un loro rappresentante. Questo dimostra tutta l'incompetenza della Ministra Bernini e del governo Meloni: mentre studenti e cittadini chiedono di parlare e agire di fronte a questa emergenza, la loro risposta semplicemente non c'è.&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Non ci fermeremo qua: se non saremo ricevuti, torneremo in piazza per chiedere il rinnovo immediato del permesso di questi studenti. Contro razzismo e remigrazione, Schiavi mai!</p>
<p>Unione Sindacale di Base</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Thu, 04 Jun 2026 10:49:59 +0200</pubDate>
                        <title>Lavorare in &quot;Due Spicci&quot;: il caso dei lavoratori dell&#039;Animazione italiana oltre la polemica</title>
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                        <content:encoded><![CDATA[<p>Da un paio di giorni si è aperta una grande polemica sulle rivelazioni pubbliche fatte da un gruppo di lavoratori dell’Animazione, Un.i.ta, che ha raccontato le problematiche di un settore sfruttato e sottopagato all’interno della lavorazione della serie Netflix “Due Spicci” di Zerocalcare, creando non poco dibattito.&nbsp;</p>
<p>I lavoratori hanno denunciato le proprie condizioni di lavoro legate a finte partite iva, reperibilità e paghe basse a fronte di ritmi orari e quantitativi di lavoro sproporzionati. La polemica ha coinvolto due grandi studi di animazione italiani, Movimenti Production e Doghead Animation, e rapidamente il caso è diventato anche politico con un’interrogazione al Ministero del Lavoro e l’esplosione di prese di posizione pubbliche.&nbsp;</p>
<p>Come Slang e USB Cinema, solidarizziamo con la lotta dei lavoratori e delle lavoratrici per il riconoscimento della subordinazione e contro le paghe orarie infime denunciate nel corso di questi giorni. Siamo un sindacato che lotta per l’applicazione del CCNL Cineaudiovisivo nel mondo dell’animazione nel Cinema e nelle serie televisive in tutte le sue declinazioni e per un rinnovo decente del suddetto, scaduto da oltre 25 anni, che non tiene conto delle nuove mansioni e le nuove tecnologie del settore. Allo stesso tempo, nel corso degli ultimi anni abbiamo portato avanti numerose lotte contro le finte partite IVA e per i diritti dei lavoratori precari e con contratti di lavoro atipici (<a href="http://co.co.co/" target="_blank" rel="noreferrer nofollow noopener">co.co.co</a>, stagionali etc), una piaga che tanto nel settore dell’animazione quanto nel cinema è all’ordine del giorno.</p>
<p>L’attacco diretto alla persona di Zerocalcare, che non è responsabile né della produzione della serie né degli studi coinvolti, da parte di noti esponenti politici Gasparri e Malan di Forza Italia a pochi giorni dal lancio della serie, fa luce su quanto si stia strumentalizzando una lotta per i diritti sindacali in chiave politica; a muoverla sono infatti gli stessi senatori che votano no all’introduzione del salario minimo. L'attenzione viene ancora una volta spostata dal vero nodo della questione: il modello produttivo adottato dalle grandi piattaforme e multinazionali dell’intrattenimento, come Netflix in questo caso. Le cosiddette Major acquisiscono i diritti delle opere e demandano poi a una fitta rete di società esterne gran parte delle attività necessarie alla loro realizzazione. Anche in questa vicenda il meccanismo è stato lo stesso: la multinazionale ha esternalizzato una parte significativa delle lavorazioni senza garantire un'effettiva vigilanza sul rispetto delle norme contrattuali e delle condizioni di lavoro lungo tutta la filiera produttiva. Un sistema che ha consentito la progressiva compressione dei diritti di centinaia di lavoratrici e lavoratori, gli stessi che con la propria professionalità e il proprio lavoro hanno contribuito in modo determinante alla realizzazione del prodotto finale e al successo commerciale dell'opera.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I problemi del mondo dell’animazione non sono di certo un singolo autore, né i singoli studi che sono stati denunciati dai lavoratori ma sono strutturali al mondo dell’animazione italiana, tutti gli studi, tutti i progetti. I punti critici del settore infatti sono moltissimi: il piccolo mercato sul territorio nazionale, il poco numero di fondi e supporto da parte del Ministero della Cultura e del Ministero dell’Istruzione (anche quando collegato con produzioni nazionali od europee), la mancata presenza di una formazione professionale pubblica e accessibile, appalti a studi minori e singoli professionisti, gestione e detenzione dei diritti d’autore delle opere prodotte(che non permette ai lavoratori di aggiornare i portfoli), e molto altro.</p>
<p>Il settore soffre, inoltre, la frammentazione contrattuale ed è denotato da una difficoltà oggettiva a organizzarsi; come USB siamo convinti e convinte che nonostante le difficoltà sia l’organizzazione di chi lavora a poter costituire il primo argine per rivendicare salario e diritti e bene hanno fatto i lavoratori a portare al centro dell’attenzione le proprie condizioni di lavoro, ora per cambiarle serve organizzarsi e rilanciare una piattaforma che tenga conto della complessità del settore.&nbsp;</p>
<p>Invitiamo i Lavoratori e le Lavoratrici di questo settore ad unirsi a USB per rivendicare le giuste tutele e il giusto salario.&nbsp;</p>
<p>Potete contattare direttamente le nostre sedi territoriali o inviare una mail al nostro indirizzo:&nbsp;<a href="mailto:lavoratoricinema@usb.it" rel="nofollow noopener noreferrer" target="_blank">lavoratoricinema@usb.it</a></p>
<p>&nbsp;</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Wed, 03 Jun 2026 10:28:09 +0200</pubDate>
                        <title>Glovo: tanto rumore per nulla</title>
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		                        		https://federazionedelsociale.usb.it/leggi-notizia/glovo-tanto-rumore-per-nulla-1029.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <content:encoded><![CDATA[<p>A distanza di giorni dagli annunci trionfalistici di Glovo sull'aumento delle tariffe, la realtà che emerge dalle decine di screenshot e segnalazioni che stiamo raccogliendo dai rider racconta una storia molto diversa.<br /> <br /> Per chi lavora ogni giorno sulla piattaforma è cambiato poco o nulla. Le consegne continuano a essere pagate pochi euro e i compensi reali restano estremamente bassi. Al di là della propaganda aziendale e dei titoli di giornale, i rider continuano a confrontarsi con entrate insufficienti a garantire condizioni di vita dignitose.<br /> <br /> Lo avevamo già detto e i fatti lo stanno confermando: l'aumento annunciato da Glovo sono solo briciole e non modifica il meccanismo di sfruttamento che caratterizza il lavoro sulle piattaforme. Il tempo di attesa continua a non essere retribuito, non esiste una paga oraria garantita e il compenso resta legato a un sistema di cottimo determinato dall'algoritmo.<br /> <br /> A questo si aggiunge un elemento che troppo spesso viene dimenticato. Tutte le spese necessarie per lavorare continuano a gravare sui rider: biciclette, scooter, telefoni, connessioni dati, manutenzione dei mezzi, carburante, assicurazioni e costi legati alla sicurezza. Mentre il costo della vita cresce e l'inflazione degli ultimi anni ha eroso pesantemente il potere d'acquisto delle lavoratrici e dei lavoratori, le tariffe restano sostanzialmente ferme a livelli incompatibili con una retribuzione dignitosa.<br /> <br /> Per questo l'aumento annunciato da Glovo appare per quello che è: una manciata di briciole che non modifica la condizione materiale dei rider, non supera il modello del cottimo e non mette in discussione un sistema che continua a scaricare rischi e costi sui lavoratori.<br /> <br /> Non è cambiata la sostanza. Non è cambiata la condizione di chi lavora. Non è cambiato quel modello che da anni denunciamo come una forma di caporalato metropolitano gestito attraverso gli algoritmi.<br /> <br /> In questo quadro appare sempre più evidente l’assenza di un intervento concreto da parte del Governo, che continua a non recepire la direttiva europea sul lavoro tramite piattaforme digitali relativamente alla natura subordinata del lavoro, lasciando così invariato un sistema di sfruttamento che viene di fatto legittimato.<br /> <br /> Per USB la soluzione resta una sola: il riconoscimento del lavoro subordinato dei rider all'interno del Ccnl logistica e tutti gli istituti contrattuali connessi, incluso il pieno riconoscimento dei diritti sindacali.<br /> <br /> Allo stesso tempo ribadiamo che non accetteremo accordi costruiti senza il coinvolgimento delle organizzazioni che rappresentano realmente i rider. Siamo pronti a dare battaglia contro qualsiasi tentativo di definire il futuro di migliaia di lavoratori senza ascoltare chi da anni organizza le mobilitazioni, segue le vertenze e raccoglie il consenso diretto dei rider.<br /> <br /> La mobilitazione continua: per discutere insieme della situazione, delle trattative in corso e delle prossime iniziative, invitiamo tutti i rider a partecipare all'assemblea convocata per&nbsp;oggi, mercoledì 3&nbsp;giugno&nbsp;alle ore 15.30 presso la sede USB di Milano, in Via Padova 234.<br /> <br /> Slang USB<br /> Federazione del Sociale USB</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Tue, 26 May 2026 09:37:23 +0200</pubDate>
                        <title>Un&#039;assemblea per lanciare una mobilitazione nazionale contro Remigrazione, Razzismo, sfruttamento lavorativo per il permesso di soggiorno per tutti!</title>
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		                        		https://federazionedelsociale.usb.it/leggi-notizia/unassemblea-per-lanciare-una-mobilitazione-nazionale-contro-remigrazione-razzismo-sfruttamento-lavorativo-per-il-permesso-di-soggiorno-per-tutti-0941.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <content:encoded><![CDATA[<p>Nella data di&nbsp;domenica&nbsp;24 maggio, si sono riuniti a Roma al Cinema L'Aquila decine di lavoratori immigrati e di rappresentanti di diverse comunità straniere presenti in Italia.<br /> L'assemblea ha concordato sulla necessità di una lotta organizzata contro sfruttamento, discriminazioni e il razzismo che vorrebbero dilagare in Italia e in Europa.<br /> La consapevolezza dei lavoratori immigrati di essere protagonisti della vita sociale, politica ed economica di questo Paese ha caratterizzato l'assemblea, nella quale sono state discusse le criticità di questo sistema capitalista che rapina i territori di provenienza dei lavoratori immigrati e che al tempo stesso li sfrutta e ricatta quando questi emigrano in Italia e in Europa alla ricerca di una vita migliore.<br /> L'assemblea ha portato al lancio di alcune proposte concrete, a partire da una mobilitazione diffusa sul territorio nazionale il 13 giugno, data in cui alcune organizzazioni fasciste stanno organizzando un corteo nazionale a Roma per la remigrazione e a cui ci opporremmo per ribadire il no alla remigrazione e il sì alla regolarizzazione di tutti i lavoratori e lavoratrici presenti sul territorio nazionale.&nbsp;</p>
<p>Di seguito il testo di proposta prodotto dall'assemblea:<br /> <br /> <em>Nel ricordo di SAKO BAKARI, SOUMALIA SACKO, ABDEL SAALAM, MOUSSA DIARRA, SATMAN SINGH, DAOUDA DIANE, BALA SAGOR&nbsp;&nbsp;</em><br /> <em>Uccisi sul lavoro, uccisi da criminali italiani, uccisi perché stranieri.</em><br /> <br /> <em>Oggi&nbsp;24&nbsp;maggio&nbsp;si sono riuniti a Roma decine di lavoratori migranti e di rappresentanti delle diverse comunità straniere in Italia, l’assemblea ha concordato che di fronte alla pericolosa azione razzista e fascista portata avanti con la proposta di legge popolare sulla remigrazione presentata da</em><br /> <em>CasaPound Italia, Rete dei Patrioti, Veneto Fronte Skinheads, e Brescia ai Bresciani</em></p>
<p><em>&nbsp;tutti i lavoratori stranieri devono rivendicare con forza il riconoscimento in Italia di tutti i diritti previsti, dalla cittadinanza alla al riconoscimento rapido del permesso di soggiorno, dal diritto alla casa, al diritto alla salute che sempre più negli anni i governi italiani hanno reso complicato e difficile.</em><br /> <em>Siamo lavoratori e lavoratrici, produciamo ricchezza per questo paese, raccogliamo il cibo che arriva sulle vostre tavole, assistiamo i vostri familiari, lavoriamo nei magazzini e nei cantieri per portare merci e costruire case, vi serviamo nei negozi, nei ristoranti, vi portiamo il pranzo a casa.</em><br /> <em>Siamo veramente stufi. Vogliamo i nostri diritti, volgiamo essere regolarizzati!</em><br /> <em>Basta discriminazioni, basta file per ottenere i documenti, basta attese e diritti negati.</em><br /> <em>Abbiamo più volte denunciato le modalità con cui veniamo trattati dalle istituzioni, Comuni, Commissariati, Uffici Immigrazione, Prefetture: ovunque file e ritardi che incidono sulla vita quotidiana, espressione di un razzismo istituzionale che ci condanna all'invisibilità, dentro un sistema non solo inefficace ma profondamente iniquo, pensato per negare diritti anziché garantirli.</em><br /> <em>Dobbiamo invertire la tendenza esistente in questo paese e in Europa, dobbiamo respingere le politiche della remigrazione, e ridare dignità e rispetto a tutti noi.</em><br /> <em>Regolarizzazione rapida di tutti i lavoratori presenti. Permesso di soggiorno per ricerca di lavoro.</em><br /> <em>Diritto alla casa, alla residenza e alla cittadinanza in 5 anni.</em><br /> <em>Per questo invitiamo tutti i lavoratori stranieri, tutti i cittadini italiani, tutte le Comunità straniere, tutte le associazioni democratiche, antirazziste, antifasciste</em><br /> <em>Ad unirsi alla giornata di lotta contro la REMIGRAZIONE E PER LA IMMEDIATA REGOLARIZZAZIONE DI TUTTI I LAVORATORI STRANIERI, a partecipare alla giornata nazionale di lotta contro la REMIGRAZIONE organizzando in ogni città manifestazioni di protesta contro ogni forma di razzismo istituzionale.</em><br /> <em>IL 13&nbsp;GIUGNO&nbsp;ORGANIZZIAMO INIZIATIVE DI PROTESTA IN OGNI CITTA’.</em><br /> <em>L’Unione Sindacale di Base aderisce e promuove iniziative in ogni città per rispondere con la forza della solidarietà a questo ennesimo attacco fascista.</em></p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Mon, 25 May 2026 17:33:13 +0200</pubDate>
                        <title>GLOVO aumenta le tariffe? Facciamo chiarezza tra cottimo e trattative senza USB lo sfruttamento resta.</title>
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		                        		https://federazionedelsociale.usb.it/leggi-notizia/glovo-aumenta-le-tariffe-facciamo-chiarezza-tra-cottimo-e-trattative-senza-usb-lo-sfruttamento-resta-1734.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <content:encoded><![CDATA[<p>Negli scorsi giorni molti giornali hanno raccontato come una “svolta” la decisione di Glovo di aumentare dal 1°&nbsp;giugno&nbsp;il compenso minimo per consegna da 2,50 a 3 euro e di modificare il coefficiente utilizzato dall’algoritmo per il calcolo delle tariffe. Ma la realtà è molto diversa dalla propaganda aziendale: Glovo non introdurrà alcuna paga oraria, non verrà pagato il tempo di lavoro effettivo né quello trascorso in strada in attesa degli ordini che nel sistema di free login rimane tra i più elevati.<br /> <br /> Continuerà invece a esistere il sistema del cottimo algoritmico: sarà ancora l’algoritmo a decidere quanto “vale” una consegna sulla base di tempi medi stimati dalla piattaforma. In pratica, il compenso verrà semplicemente calcolato con un coefficiente più alto: circa 23 centesimi al minuto invece degli attuali 16. Tutto il tempo di attesa resterà invece non retribuito. Siamo di fronte all’ennesima operazione di facciata con cui Glovo tenta di ripulire la propria immagine pubblica e di uscire dal controllo giudiziario senza mettere realmente in discussione il modello di sfruttamento costruito in questi anni.<br /> <br /> È grave che gran parte dell’informazione abbia rilanciato la narrazione aziendale parlando impropriamente di “14 euro l’ora”, come se esistesse una retribuzione oraria garantita. Non è così. Non esiste alcuna paga oraria, contributi, alcun contratto subordinato, né vera rappresentanza sindacale.<br /> Ancora più grave è che mentre si prova a raccontare all’opinione pubblica che “il problema è risolto”, starebbero proseguendo interlocuzioni e trattative sulla contrattualizzazione dei rider senza il coinvolgimento di USB, una delle principali organizzazioni sindacali realmente attive e rappresentative nel settore.<br /> <br /> È quindi inaccettabile che ai tavoli di confronto non siano presenti le organizzazioni che hanno costruito sul campo le rivendicazioni reali con i rider e che ogni giorno, da anni, ne rappresentano condizioni, bisogni e conflitti. La rappresentanza non può essere decisa nelle stanze chiuse o misurata soltanto attraverso equilibri formali: deve basarsi sul consenso reale espresso dalle lavoratrici e dai lavoratori del settore.<br /> <br /> Per questo USB pretende l'immediata convocazione ai tavoli di confronto e che il governo Meloni intervenga riconoscendo senza ambiguità la natura subordinata del lavoro dei rider. Non accetteremo accordi costruiti senza chi rappresenta realmente i lavoratori. Dopo anni di incidenti, sfruttamento, ricatti algoritmici e morti sul lavoro, i rider non hanno bisogno di operazioni mediatiche o di aumenti simbolici utili soltanto a migliorare l’immagine delle piattaforme. Hanno bisogno di un salario orario garantito, diritti, contributi, sicurezza e il riconoscimento del lavoro subordinato all'interno del CCNL Logistica.<br /> <br /> Slang USB</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Mon, 11 May 2026 10:23:52 +0200</pubDate>
                        <title>2 Maggio: Usb e i lavoratori braccianti incontrano l&#039;amministrazione di Vittoria (Ragusa)</title>
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		                        		https://federazionedelsociale.usb.it/leggi-notizia/2-maggio-usb-e-i-lavoratori-braccianti-incontrano-lamministrazione-di-ragusa-1026.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <content:encoded><![CDATA[<p>Sabato 2&nbsp;maggio&nbsp;USB ha incontrato in un incontro pubblico l'amministrazione del Comune di Vittoria (Ragusa) insieme ai lavoratori braccianti del territorio. Nonostante il territorio della fascia trasformata nel ragusano produca enormi profitti per le aziende che lavorano i prodotti agroalimentari coltivati, i lavoratori immigrati presenti vivono nella maggior parte dei casi in condizioni di grave sfruttamento, assenza di abitazioni adeguate, mancanza di trasporto pubblico per recarsi al lavoro ed altre difficoltà. La nostra delegazione ha posto, assieme ai lavoratori, le problematiche inerenti l'amministrazione comunale, presentando una lista di richieste per migliorare le condizioni dei braccianti presenti sul territorio. In particolare abbiamo richiesto un adeguamento dei servizi di trasporto pubblico, la cui assenza di capillarità sul territorio dei comuni di Vittoria e Acate, espone i lavoratori agricoli a gravi rischi riguardo la sicurezza. Questo obbliga i braccianti a recarsi sul luogo di lavoro con mezzi autonomi o in alternativa consegna la loro esigenza di trasporto nelle mani di privati che chiedono prezzi alti e forniscono trasporto con mezzi meno sicuri. Sono inoltre state poste richieste di miglioramento dei servizi negli uffici comunali rivolti ai lavoratori stranieri come la richiesta di presenza di mediatori negli uffici, la semplificazione delle pratiche di idoneità alloggiativa per i ricongiungimenti familiari e per la residenza fittizia, oltre alla creazione di un canale per la lavorazione delle pratiche raccolte e pre lavorate dal nostro sportello che semplificano la &nbsp;situazione sia ai lavoratori agricoli che agli uffici pubblici. Il vicesindaco di Vittoria, presente insieme all'assessora alle politiche sociali, si sono impegnati concretamente nella discussione delle nostre proposte e ci hanno proposte di incontrarci nuovamente nei prossimi giorni per cercare di rendere operative le nostre richieste. L'esigenza di un adeguamento delle condizioni dei lavoratori e delle lavoratrici straniere che lavorano nei campi del ragusano e di tutta Italia passa sia da un miglioramento concreto delle condizioni quotidiane sul luogo di lavoro, sia nell'accesso ad abitazioni adeguate, che nell'accesso ai diritti garantiti a tutti gli altri lavoratori. Tutti questi diritti passano anche da una regolarizzazione di tutti i lavoratori irregolari presenti sul territorio nazionale, una campagna che proseguirà nelle prossime settimane e che vedrà protagonisti gli stessi lavoratori stranieri.</p>
<p><br /> DIRITTI PER TUTTI, PERMESSO DI SOGGIORNO SUBITO!</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Fri, 03 Apr 2026 17:15:05 +0200</pubDate>
                        <title>Torretta Antonacci: un bracciante trovato morto impiccato nel ghetto: ieri l&#039;alluvione, oggi un corpo senza vita. Fino a quando?</title>
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                        <content:encoded><![CDATA[<p>Oggi&nbsp;un uomo è stato trovato impiccato nell'insediamento informale di Torretta Antonacci.</p>
<p><br /> Alagie Singath aveva compiuto&nbsp;ieri&nbsp;29 anni, di cui almeno gli ultimi cinque trascorsi a lavorare nelle campagne e a vivere nelle baracche di Torretta.<br /> Già durante il Covid aveva consegnato la fotocopia dei suoi documenti ai nostri delegati sindacali nella speranza di ottenere un tetto, un documento e una dignità che questo paese gli ha sempre negato.</p>
<p><br /> Un lavoratore agricolo.<br /> Un essere umano che viveva nel fango del ghetto della Capitanata, tra le baracche e i container che questo Stato ha deciso di non smantellare, nonostante i 100 milioni di euro stanziati e mai spesi per il loro superamento.</p>
<p><br /> Non sappiamo ancora se esista un nesso diretto tra questo gesto estremo e l'alluvione che solo&nbsp;ieri&nbsp;ha sommerso Torretta Antonacci, isolando centinaia di persone nell'acqua e nel fango, senza soccorsi adeguati, senza vie di fuga, senza alcuna protezione da parte delle istituzioni. Le indagini dovranno stabilire le circostanze della morte. Ma quello che sappiamo, quello che nessuna indagine può smentire, è il contesto: e il contesto è un inferno.<br /> Sappiamo che quell'uomo viveva in un luogo in cui nessun essere umano dovrebbe vivere.<br /> Sappiamo che&nbsp;ieri&nbsp;quel luogo è stato sommerso da acqua e fango.<br /> Sappiamo che la disperazione, l'isolamento, la miseria materiale e l'invisibilità sociale sono la condizione quotidiana di chi abita i ghetti del Foggiano.<br /> Sappiamo che queste condizioni distruggono i corpi e devastano le menti.<br /> Sappiamo che tutto questo avviene in un Paese che si dichiara civile, in un'Europa che si vanta dei propri valori.<br /> Che un uomo si tolga la vita in un insediamento informale non è un fatto privato. È un fatto politico.<br /> È il risultato finale di una catena di responsabilità precise: lo sfruttamento lavorativo nei campi, il caporalato, l'assenza di alloggi dignitosi, l'abbandono sanitario e psicologico, l'isolamento geografico e sociale dei ghetti, l'inerzia criminale di chi aveva risorse e strumenti per intervenire e ha scelto di non farlo.<br /> Ogni anello di questa catena ha un responsabile con nome e cognome, con una carica istituzionale, con un mandato politico tradito.<br /> Ieri&nbsp;denunciavamo l'alluvione e l'isolamento di Torretta Antonacci.</p>
<p><br /> Oggi&nbsp;denunciamo un morto.</p>
<p><br /> La velocità con cui questa escalation si è consumata dice tutto sulla gravità della situazione e sull'urgenza di un intervento che non può più essere rimandato di un solo giorno.</p>
<p><br /> In ventiquattr'ore siamo passati dall'emergenza alla tragedia. Ma la verità è che la tragedia è già in corso da anni — silenziosa, quotidiana, sistematica.<br /> Aladji Singate non è la prima vittima dei ghetti della Capitanata. Prima di lui altri sono morti: di freddo, di caldo, negli incendi delle baracche, di fatica nei campi, di malattie mai curate, di solitudine mai ascoltata. E dopo di lui, se nulla cambierà, altri moriranno.</p>
<p><br /> Chiediamo:<br /> - Che venga fatta piena luce sulle circostanze della morte di questo lavoratore e che alla sua famiglia venga garantita ogni forma di assistenza.<br /> - Che venga immediatamente attivato un presidio sanitario e psicologico permanente a Torretta Antonacci.<br /> - Che il Governo risponda — ora, non&nbsp;domani, non al prossimo tavolo tecnico — della mancata attuazione del piano di superamento dei ghetti e della destinazione dei 30 milioni di euro stanziati.</p>
<p><br /> Non ci limiteremo a contare i morti. Non ci limiteremo a scrivere comunicati ogni volta che il sistema dei ghetti produce la sua ennesima vittima. Continueremo a lottare, a denunciare, a pretendere che chi lavora la terra di questo Paese abbia diritto alla vita e non alla morte nel silenzio di una baracca di cui a nessuno importa nulla.<br /> <br /> Foggia,&nbsp;3 aprile 2026<br /> <br /> Unione Sindacale di Base</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Thu, 02 Apr 2026 20:07:58 +0200</pubDate>
                        <title>Centinaia di migranti sommersi da acqua e fango. Lo Stato ha abbandonato chi produce il cibo di questo paese</title>
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                        <content:encoded><![CDATA[<p>Mentre scriviamo, Torretta Antonacci sta affogando.</p>
<p><br /> Centinaia di lavoratrici e lavoratori agricoli — braccianti che ogni giorno si spezzano la schiena nei campi del Foggiano per portare il cibo sulle tavole degli italiani — sono in questo momento intrappolati nell'acqua e nel fango.<br /> Le baracche dell'insediamento informale e i container della limitrofa foresteria regionale per i lavoratori agricoli sono sommersi.<br /> L'unica strada di collegamento con il sito è completamente impraticabile, trasformata in un fiume di fango: Torretta Antonacci è di fatto isolata, irraggiungibile, senza qualsiasi forma di soccorso e aiuto.<br /> Non si tratta di una calamità naturale imprevedibile. Si tratta di una catastrofe politica annunciata, voluta, perpetuata.<br /> Ricordiamolo con chiarezza: per il superamento dei ghetti della Capitanata — Torretta Antonacci compresa — erano stati stanziati oltre 100 milioni di euro. Cento milioni. Fondi pubblici destinati a restituire un minimo di dignità abitativa a chi vive in condizioni che l'Europa del 2026 non dovrebbe nemmeno poter concepire.<br /> Quei soldi sono stati lasciati inutilizzati e torneranno indietro all'Unione Europeo. Nessun intervento strutturale è stato realizzato. Nessun progetto di superamento è mai partito concretamente. Le baracche sono ancora lì.<br /> Le persone sono ancora lì, abbandonate dentro strutture che non proteggono da nulla — né dal sole d'estate, né dall'acqua d'inverno, né dalla violenza di un sistema che le vuole invisibili.</p>
<p><br /> Questo non è abbandono.<br /> Questo è un atto politico deliberato.</p>
<p><br /> Significa decidere, consapevolmente, che la vita di un bracciante africano vale meno della carta su cui sono stati scritti quei decreti di finanziamento mai attuati.<br /> Significa accettare che esseri umani vivano, nel cuore dell'Europa, in condizioni che violano ogni norma di diritto nazionale e internazionale — a partire dal diritto fondamentale a un'abitazione dignitosa e alla sicurezza della persona.<br /> Chiediamo con forza e urgenza:<br /> Che vengano immediatamente attivati i soccorsi e garantita la sicurezza di tutte le persone presenti nel sito.<br /> Che venga accertata l'incolumità di ogni singola persona presente a Torretta Antonacci.<br /> Che il Governo risponda pubblicamente di che fine hanno fatto i 100 milioni stanziati per il superamento degli insediamenti informali.<br /> Non accetteremo più che si pianga dopo ogni emergenza per poi dimenticare tutto il giorno dopo. Non accetteremo più le passerelle istituzionali, le promesse vuote, i tavoli tecnici che non producono nulla.<br /> I braccianti di Torretta Antonacci e di tutti i ghetti del Foggiano non sono un'emergenza stagionale: sono la prova vivente del fallimento strutturale delle politiche migratorie e lavorative di questo Paese.</p>
<p><br /> Se&nbsp;oggi&nbsp;qualcuno muore nel fango di Torretta Antonacci, quel sangue è sulle mani di chi aveva i mezzi per intervenire e ha scelto di non farlo.<br /> <br /> Unione Sindacale di Base</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Sun, 08 Mar 2026 18:19:38 +0100</pubDate>
                        <title>TFS TFR la consulta rinvia a gennaio 2027: il costo delle guerre</title>
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                        <content:encoded><![CDATA[<p>Si sta facendo un gran parlare, da parte di alcune sigle sindacali, dell’ordinanza 25/2026 della Corte costituzionale, come di un provvedimento risolutivo dell’annosa questione del riconoscimento del TFS/TFR dei dipendenti pubblici.</p>
<p>Tuttavia, leggendo con attenzione l’ordinanza, l’unica cosa certa non è il pronunciamento di incostituzionalità delle norme vigenti, ma un nuovo “invito” al Governo di mettere mano alle attuali norme di legge e il rinvio ad una nuova seduta della Corte al 14 gennaio 2027.</p>
<p>Quindi nessuna euforia, ed anzi dalle considerazioni riportate nel testo della sentenza sorge la necessità di una più forte opposizione all’attuale situazione normativa risalente alla crisi finanziaria del 2010, sanzionata dai provvedimenti dell’allora Governo Monti / Fornero.</p>
<p>Una situazione di crisi, dovuta alla speculazione finanziaria, che fu affrontata con tagli e pesanti riforme all’intero sistema pensionistico e con l’intervento sul TFS/TFR dei dipendenti pubblici, che da allora sono diventati strutturali in modo del tutto inaccettabile.</p>
<p>La cosa più chiara espressa nel testo dell’ordinanza sono le considerazioni dell’avvocatura dell’INPS, analoghe a quelle del 2010, anche se questa volta la causa scatenante è la guerra:</p>
<p><em>“L’Istituto sottolinea, quindi, come il perdurare della crisi geopolitica «occasionata dai conflitti in essere tra Russia e Ucraina, per un verso, e tra Israele e Palestina», per l’altro, nonché delle «violente turbolenze» nel commercio internazionale generate dalle politiche sui dazi deliberate dagli Stati Uniti d’America abbiano peggiorato il contesto socioeconomico di riferimento, la cui valutazione è indispensabile al fine di verificare la legittimità costituzionale delle norme in scrutinio, posto che tali fattori impediscono l’adozione di misure espansive della spesa pubblica, se non a prezzo della riduzione dei livelli essenziali delle prestazioni erogate agli assicurati e ai pensionati, con effetto distorsivo sull’equilibrio del sistema di sicurezza sociale.”</em></p>
<p>È chiaro quindi che i costi della situazione internazionale di guerra, aggravata dal recente attacco degli USA e di Israele all’IRAN, con pesantissime ricadute sui bilanci energetici e finanziari di tutto il mondo, vengono ancora una volta, nel nostro paese, poste a carico dei dipendenti pubblici e privati, senza intaccare minimamente i profitti finanziari di guerra.</p>
<p>La confisca del TFS/TFR è una vera e propria appropriazione indebita visto che, come giustamente sostenuto dai ricorrenti:<em> “tale credito matura ed entra a far parte del patrimonio del titolare dal momento in cui si realizzano i presupposti per il collocamento a riposo”</em>, in quanto retribuzione differita e non come altri sostengono riconoscimento economico di natura previdenziale. Una valutazione confermata dal fatto che per rendere possibile l’utilizzo del TFS ai fini previdenziali CGIL, CISL, UIL decisero la trasformazione del TFS, salario differito (indennità di liquidazione/buonuscita) in TFR utile anche al conferimento ai Fondi pensione di natura previdenziale, anche se ora lamentano il differimento del pagamento. In ultimo, ma non ultimo, la recente ordinanza continua a parlare di TFS/TFR relativamente solo ai dipendenti collocati a riposo per raggiunti limiti di età o per vecchiaia, discriminando ancora una volta chi va in pensione anticipata, ovvero con i 42 e 10 mesi di anzianità contributiva (41 per le donne) che da 2027 subirà lo stesso allungamento dovuto alla speranza di vita relativa alla pensione di vecchiaia, ma non potrà neanche beneficiare della misera riduzione a nove mesi invece che dodici, per l’erogazione della prima trance della liquidazione. Le guerre hanno un costo e a pagarlo sono dipendenti pubblici, privati e pensionati, è ora di dire basta, ABBASSATE LE ARMI ALZATE SALARI E PENSIONI</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>USB pensionati FdS</strong></p>
<p>&nbsp;</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Mon, 23 Feb 2026 12:49:39 +0100</pubDate>
                        <title>Sicurezza è salario, diritti e tutele. Assumeteci tutti con il Ccnl logistica. Lunedi 2 marzo ore 16.00, viale Monza 140, Milano</title>
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                        <content:encoded><![CDATA[<p>Il commissariamento di Foodinho (Glovo) per caporalato non è un episodio marginale: è la fotografia di un modello fondato su sfruttamento, precarietà e negazione sistematica di diritti. I rider hanno lavorato per anni come finte partita iva ricevendo compensi insufficienti, senza tutele piene, con il costo del mezzo e della sicurezza scaricato sulle loro spalle.<br /> <br /> La retorica dell’autonomia e del “lavoretto” occasionale è servita a lungo ad abbattere il costo del lavoro, ma&nbsp;oggi&nbsp;è ormai caduta: è evidente a tutti che il lavoro dei rider è pienamente inserito nella filiera della logistica dell’ultimo miglio, organizzato e controllato dalle piattaforme, che attraverso l’algoritmo hanno creato un vero e proprio caporalato metropolitano. Lo sfruttamento non riguarda solo le campagne del Sud Italia, ma attraversa le metropoli e assume forme nuove.<br /> <br /> Questa vicenda non riguarda solo i rider. È il segnale di una condizione più generale che attraversa ampi settori del lavoro nel nostro Paese: salari che non tengono il passo con l’aumento dei prezzi, affitti sempre più insostenibili, inflazione che erode ogni entrata, precarietà permanente e diritti negati.<br /> Un peggioramento causato anche da scelte politiche precise, segnate dall’economia di guerra e dall’aumento delle spese militari, mentre si comprimono salari, welfare e investimenti sociali.<br /> <br /> E mentre cresce l’insicurezza materiale di chi lavora e fatica ad arrivare a fine mese, il governo Meloni risponde parlando di “sicurezza” ed emanando nuovi decreti che restringono gli spazi di agibilità democratica e criminalizzano il dissenso.<br /> Si produce impoverimento e precarietà e poi si prova a governarne gli effetti sul terreno dell’ordine pubblico.<br /> <br /> Noi rifiutiamo questa impostazione. La sicurezza reale è salario, diritti e tutele.<br /> <br /> Per i rider significa stabilità contrattuale, tempo pieno e salari adeguati all’inflazione e non compensi a cottimo determinati da un algoritmo; contributi pienamente versati, ferie, malattia.<br /> <br /> Significa potersi organizzare sindacalmente e anche spezzare il ricatto che lega precarietà lavorativa, diritto all’abitare e permesso di soggiorno.<br /> <br /> In un settore composto in larga parte da lavoratori immigrati, l’insicurezza amministrativa diventa uno strumento di controllo. Noi rivendichiamo la regolarizzazione per tutte e tutti coloro che realmente producono la ricchezza in questo Paese.<br /> <br /> E significa anche sicurezza sul lavoro reale: i rider consegnano ogni giorno nel traffico delle grandi città, in condizioni climatiche avverse ed estreme, giorno e notte, con mezzi interamente a loro carico e senza adeguati dispositivi di protezione individuale.<br /> La bicicletta, lo scooter o la macchina usati per le consegne non sono un dettaglio: sono il primo strumento di protezione.<br /> Se il mezzo è precario, se la paga è bassa, se la manutenzione grava sul lavoratore, se la corsa contro il tempo per ottenere la consegna successiva diventa la regola, allora il rischio viene strutturalmente scaricato su chi lavora, mettendo a repentaglio la loro vita.<br /> <br /> Il 2&nbsp;marzo&nbsp;a Milano alle ore 16.00 presso il CFUP in Viale Monza 140 promuoviamo come USB un momento pubblico di confronto e rilancio sul settore rider proprio a partire da questa consapevolezza. Il convegno nasce per trasformare le vertenze in proposta generale e piattaforma rivendicativa.<br /> <br /> Il nostro obiettivo è chiaro: Pagamento delle differenze retributive e contributive pregresse; Riconoscimento pieno della subordinazione; Assunzione diretta di tutti i rider; Applicazione del CCNL Logistica, Trasporto Merci e Spedizione.<br /> <br /> Real job, real contract non è solo uno slogan.<br /> È la condizione perché la sicurezza smetta di essere infima propaganda e diventi salario, diritti e tutele reali.<br /> <br /> Slang USB<br /> Federazione del Sociale USB</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Fri, 20 Feb 2026 09:55:18 +0100</pubDate>
                        <title>Dal caporalato nei campi al caporalato metropolitano: il lavoro sfruttato cambia forma, non sostanza</title>
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		                        		https://federazionedelsociale.usb.it/leggi-notizia/dal-caporalato-nei-campi-al-caporalato-metropolitano-il-lavoro-sfruttato-cambia-forma-non-sostanza-0958.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <content:encoded><![CDATA[<p>Abbiamo partecipato&nbsp;giovedì 19 febbraio al Tavolo nazionale sul caporalato, portando per la prima volta la necessità di estendere il ragionamento sul caporalato ad altri settori, a partire da quello dei rider e del lavoro tramite piattaforme digitali.<br /> <br /> Dopo aver denunciato la grave dissipazione di risorse pubbliche legate ai fondi del PNRR destinati al superamento degli insediamenti informali e delle baraccopoli, (i 200 milioni di euro stanziati per questi progetti non sono stati spesi dalla quasi totalità dei Comuni beneficiari), certificando il fallimento di un intervento che avrebbe dovuto rappresentare una risposta concreta alle condizioni di degrado e segregazione in cui vivono migliaia di lavoratori, in particolare nel Sud Italia, abbiamo parlato di decine di migliaia di lavoratrici e lavoratori che in tutta Italia operano come rider per le piattaforme di food delivery.<br /> <br /> Non si tratta di un ampliamento improprio del perimetro del Tavolo, ma del riconoscimento di una trasformazione profonda delle modalità di sfruttamento.&nbsp;Oggi&nbsp;il caporalato non agisce solo nei campi: assume forme tecnologicamente avanzate, urbane, apparentemente “moderne”, ma sostanzialmente analoghe per effetti e impatto sui diritti.<br /> <br /> L’algoritmo delle piattaforme sostituisce il caporale tradizionale, riproducendone la funzione: organizza la forza lavoro, distribuisce le opportunità di guadagno, premia o esclude, determina unilateralmente il reddito, spesso con compensi incompatibili con standard minimi di dignità. La presenza significativa di lavoratori migranti, talvolta in condizioni di vulnerabilità amministrativa, accresce ulteriormente la ricattabilità.<br /> <br /> Quella che abbiamo portato al Tavolo non è solo la posizione di USB, che da anni denuncia queste condizioni nelle piazze e nei tribunali.<br /> È una realtà confermata anche dall’azione della magistratura.<br /> <br /> L’indagine della Procura della Repubblica di Milano nei confronti di Foodinho S.r.l., società operativa per conto di Glovo, resa pubblica il 9 febbraio, e che&nbsp;oggi&nbsp;ha visto la convalida del controllo giudiziario da parte del GIP, ha fotografato un sistema organizzativo ritenuto riconducibile a forme di sfruttamento assimilabili al caporalato.<br /> <br /> Non si tratta di un episodio isolato: tra il 2018 e il 2020 anche Uber Italy è stata coinvolta in un procedimento per caporalato, conclusosi con una condanna.<br /> <br /> La richiesta che abbiamo avanzato è di prendere atto dell’esistenza di un vero e proprio caporalato metropolitano.<br /> <br /> Le modalità di sfruttamento non si annidano soltanto nelle campagne del Sud, ma sono connaturate a un modello di sviluppo sempre più predatorio che trova nelle metropoli e nel lavoro a piattaforma una delle sue espressioni più avanzate.<br /> <br /> Oggi&nbsp;i protagonisti, loro malgrado, sono i rider, che devono essere assunti tutti subito con il CCNL Logistica. Ma il lavoro a piattaforma si sta estendendo rapidamente ad altri settori dei servizi, portando con sé le stesse dinamiche di compressione salariale e riduzione delle tutele.<br /> <br /> Su questo pesa una responsabilità politica trasversale: per oltre dieci anni si è lasciato campo libero a queste piattaforme, consentendo loro di espandersi senza un adeguato quadro regolatorio e senza controlli efficaci.<br /> <br /> Per queste ragioni, oltre alle richieste avanzate in sede nazionale, USB formalizzerà la richiesta di convocazione di Tavoli analoghi presso le Prefetture su tutto il territorio nazionale, al fine di attivare strumenti di controllo capillari e di individuare contromisure concrete e incisive.<br /> <br /> La lotta al caporalato non può essere selettiva né limitata a un solo settore.<br /> <br /> O è una battaglia contro ogni forma di sfruttamento organizzato del lavoro, anche quando indossa i panni dell’innovazione digitale, oppure rischia di rimanere un impegno formale privo di efficacia reale.</p>
<p><br /> <br /> Federazione del Sociale USB</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Mon, 16 Feb 2026 09:56:16 +0100</pubDate>
                        <title>L&#039;INPS e il governo offendono i dipendenti pubblici pensionati: fuori i TFS/TFR ora!</title>
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		                        		https://federazionedelsociale.usb.it/leggi-notizia/linps-e-il-governo-offendono-i-dipendenti-pubblici-pensionati-fuori-i-tfs-tfr-ora-1003.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <content:encoded><![CDATA[<p>Mentre migliaia di ex dipendenti pubblici andati in pensione attendono anni per l’erogazione del TFS/TFR l’INPS, davanti alla Corte costituzionale, rivela il volto più arrogante e paternalista delle istituzioni. Nelle memorie difensive presentate alla Consulta l’istituto di previdenza ha giustificato il differimento e la rateizzazione del TFS/TFR dei dipendenti pubblici con tesi offensive, sostenendo che i pensionati pubblici sono soggetti irrazionali nelle scelte di spesa, quasi da sottoporre ad amministrazione di sostegno perché incapaci di gestire il proprio salario differito, ovvero il proprio risparmio, privilegiando spese immediate rispetto alla garanzia sul futuro.</p>
<p>USB denuncia questa vergognosa narrazione che descrive lavoratori con decenni di servizio come soggetti da tutelare per giustificare il sequestro forzoso di quanto dovuto. Non si tratta di ricchezza improvvisa ma di salario differito, accumulato per anni durante il lavoro, spesso utilizzato per l’estinzione di mutui e prestiti, per la dignità della vita post lavorativa o per far fronte a spese mediche, rese sempre più necessarie a causa dello smantellamento della sanità pubblica. L’Avvocatura dello Stato da parte sua ha confermato che la rateizzazione serve esclusivamente a garantire la stabilità del bilancio scaricando quindi il costo dell’austerità sulla pelle dei dipendenti pubblici. Si parla di un debito di oltre quindici miliardi di euro che l’esecutivo si rifiuta di onorare utilizzando il salario differito come un finanziamento forzoso a tasso zero per le casse pubbliche, una sorta di patrimoniale sul risparmio dei dipendenti pubblici che i vari governi non hanno però voluto adottare per i grandi capitali, proprio mentre i lavoratori devono continuare a pagare interessi bancari sui mutui che non possono estinguere a causa dei ritardi nei pagamenti.</p>
<p>Il governo Meloni prosegue, come i precedenti, in questa politica di rigore sulla strada del taglio sistematico alla spesa sociale e del blocco del salario differito, mentre dirotta ingenti risorse verso l’incremento delle spese militari e il finanziamento dei conflitti bellici. È inaccettabile che si trovino miliardi per l’industria delle armi mentre si richiamano i vincoli di bilancio quando si tratta di restituire il dovuto a chi ha servito la pubblica amministrazione; espressione evidente della volontà politica di dare priorità agli impegni bellici piuttosto che ai diritti dei lavoratori.</p>
<p>La recente Legge di Bilancio, che ha ridotto da 12 a 9 mesi il blocco sull’erogazione del TFR/TFS, per altro solo per chi andrà in pensione di vecchiaia a far data dal 2027, lasciando invariate le norme per tutti gli altri ancora in attesa, rappresenta una misura spot assolutamente vergognosa. L’anticipo di tre mesi previsto solo a partire dal 2027 viene annullato sia dall’allungamento della speranza di vita, che nel 2008 porterà al differimento del pensionamento di tre mesi, sia dall’eliminazione delle detassazioni causando una perdita economica netta per i beneficiari.</p>
<p>La mancata previsione di una rivalutazione monetaria a fronte di attese pluriennali configura un reale furto di valore del salario differito e del potere d’acquisto dei dipendenti pubblici sui quali scaricare le presunte esigenze di tenuta finanziaria, mentre il costo della vita e dei tassi d'interesse sui mutui continua a gravare sui pensionati.</p>
<p>USB Pensionati denuncia la trasformazione di un diritto contrattuale in una concessione tardiva e paternalistica, che considera i lavoratori pubblici come creditori di serie B, ed esige l’immediata restituzione di tutto il salario differito senza ulteriori dilazioni o decurtazioni fiscali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Roma 16 febbraio 2026 USB Pensionati FdS</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Mon, 09 Feb 2026 12:30:17 +0100</pubDate>
                        <title>Rider: l’indagine della procura di Milano conferma le denunce USB. Altro che autonomi, sono lavoratori subordinati: ora assumeteli tutti con il CCNL Logistica</title>
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		                        		https://federazionedelsociale.usb.it/leggi-notizia/rider-lindagine-della-procura-di-milano-conferma-le-denunce-usb-altro-che-autonomi-sono-lavoratori-subordinati-ora-assumeteli-tutti-con-il-ccnl-logistica-1233.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <content:encoded><![CDATA[<p>L’inchiesta della procura di Milano resa pubblica&nbsp;lunedì 9&nbsp;febbraio&nbsp;mette nero su bianco ciò che l’Unione Sindacale di Base denuncia da anni: i rider non sono lavoratori autonomi, ma dipendenti a tutti gli effetti, mascherati da finte partite IVA per aggirare diritti, tutele e contratti.<br /> Secondo quanto emerge dall’indagine, l’organizzazione del lavoro dei rider è interamente nelle mani delle piattaforme: turni decisi unilateralmente, algoritmi che controllano tempi, percorsi e prestazioni, sistemi di penalizzazione e disconnessione che equivalgono a veri e propri provvedimenti disciplinari. Altro che autonomia: siamo di fronte a una subordinazione piena, esercitata attraverso strumenti digitali.<br /> USB lo afferma con chiarezza: il modello delle piattaforme di food delivery si fonda su uno sfruttamento sistematico, reso possibile dalla classificazione fraudolenta dei rider come lavoratori indipendenti. Una finzione giuridica che serve solo a risparmiare su contributi, assicurazioni, sicurezza e salari, scaricando ogni rischio su chi lavora. Questa inchiesta conferma che i rider sono false partite IVA, costretti ad accettare condizioni imposte, senza alcun reale potere contrattuale, senza ferie, malattia, tutele contro gli infortuni e senza garanzie di reddito. Per questo la Procura di Milano ha disposto il controllo giudiziario della società Foodinho (Glovo) affinché verifichi il rispetto delle norme e regolarizzi finalmente i ciclofattorini.<br /> Per questo USB rivendica con forza l’applicazione del CCNL Logistica, Trasporto Merci e Spedizione a tutti i rider di tutte le piattaforme, senza deroghe e senza accordi peggiorativi firmati sulla pelle dei lavoratori. I rider svolgono un’attività pienamente riconducibile alla filiera logistica e come tali devono avere assunzione diretta, piena subordinazione, salario dignitoso, orari certi, contributi, ferie, malattia, copertura Inail e sicurezza sul lavoro. Il mezzo di lavoro deve essere fornito dalle aziende, insieme alla manutenzione e alle coperture assicurative: non è accettabile che costi e rischi continuino a essere scaricati sui lavoratori.<br /> In questo contesto non possono essere taciute le gravi responsabilità dei sindacati confederali che, nonostante un quadro normativo chiaro, una giurisprudenza sempre più consolidata e un dibattito accademico ormai decennale, continuano a promuovere e legittimare soluzioni di lavoro autonomo o comunque precario, che rappresentano solo una nuova forma di precarizzazione. Strumenti che non mettono in discussione il potere delle piattaforme, non riconoscono la reale subordinazione del lavoro dei rider e finiscono per istituzionalizzare lo sfruttamento, offrendo una copertura “contrattuale” a modelli che eludono diritti, salario e tutele. Accordi di questo tipo non sono compromessi, ma arretramenti, che allontanano ulteriormente i rider da un pieno riconoscimento come lavoratori subordinati. La mancanza di un contratto di lavoro subordinato ha effetti concreti e devastanti sulla vita delle persone, impedendo l’accesso a un reddito stabile, alla casa, al credito e alle tutele sociali; una condizione che colpisce in modo ancora più violento i lavoratori migranti, per i quali il lavoro è spesso direttamente legato al permesso di soggiorno, trasformando la precarietà in un ricatto permanente e in uno strumento di controllo sociale.<br /> A fronte di anni di parole, tavoli e soluzioni di compromesso, va ribadito che l’unico lavoro concreto svolto nella direzione del riconoscimento della subordinazione dei rider è stato quello costruito attraverso le centinaia di vertenze legali portate avanti nei tribunali di tutta Italia e le mobilitazioni promosse direttamente dai lavoratori. Vertenze e lotte sostenute da USB che hanno costretto piattaforme e istituzioni a confrontarsi con la realtà materiale dei rapporti di lavoro, facendo emergere nei fatti ciò che veniva sistematicamente negato: l’esistenza di un potere datoriale pieno e di un rapporto di lavoro subordinato. È nelle aule di tribunale e nelle piazze, e non negli accordi al ribasso, che si è costruito l’unico argine reale allo sfruttamento dei rider.<br /> Ora basta ipocrisie. Chiediamo che:<br /> * venga riconosciuta la subordinazione dei rider;<br /> * si proceda alla regolarizzazione dei rapporti di lavoro;<br /> * si applichi integralmente il CCNL Logistica, senza scorciatoie e senza contratti pirata;<br /> USB continuerà a stare al fianco dei rider nelle mobilitazioni, nelle vertenze e nelle aule di tribunale, perché questa inchiesta non resti l’ennesima fotografia dello sfruttamento, ma diventi finalmente l’inizio di un cambio di rotta.<br /> I rider non sono imprenditori di sé stessi: sono lavoratori.<br /> E come tali devono essere riconosciuti e tutelati.<br /> <br /> <strong>Federazione del Sociale USB<br /> Unione Sindacale di Base USB</strong></p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Mon, 01 Sep 2025 11:54:40 +0200</pubDate>
                        <title>Il TFR non è un bancomat del governo Meloni, ma salario dei lavoratori</title>
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		                        		https://federazionedelsociale.usb.it/leggi-notizia/il-tfr-non-e-un-bancomat-del-governo-meloni-ma-salario-dei-lavoratori-1155.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <content:encoded><![CDATA[<p>Ancora una volta, con la nuova legge di bilancio, il dibattito politico torna a concentrarsi sulle pensioni, e ancora una volta lo fa cercando le modalità con cui colpire i lavoratori e le lavoratrici. L’ultima proposta, avanzata dal sottosegretario al lavoro Durigon, è quella infatti di utilizzare il TFR per “integrare” il sistema pensionistico permettendo così di bloccare a 64 anni l'età pensionabile.</p>
<p>Una proposta indecente che è l'ennesimo tentativo di scaricare i costi dell'economia di guerra alla classe lavoratrice, rapinando il salario e facendo a pezzi il welfare. Rispolverando il solito leitmotiv del &quot;non ci sono i soldi&quot;, il messaggio che arriva dal governo è chiaro e costituisce un pericoloso precedente: dovranno essere gli stessi lavoratori a doversi pagare la pensione.</p>
<p>Il TFR non è un fondo su cui il governo Meloni può mettere le mani a piacimento come fosse il proprio bancomat, ma salario differito. Toccare il TFR significa toccare direttamente il salario dei lavoratori e delle lavoratrici, significa sottrarre un'ulteriore parte del reddito futuro a chi già oggi sopravvive all'impennata dei prezzi con stipendi da fame e contratti precari e che domani si ritroverà, di conseguenza, con pensioni da fame.</p>
<p>In un Paese in cui le pensioni minime rimangono scandalosamente basse – lo scorso anno il governo ha avuto il coraggio di “aumentarle” di appena 3 euro –, e l'età pensionabile continua ad innalzarsi, si pensa di nuovo a smontare le tutele invece di aumentarle.</p>
<p>Ma la narrazione del &quot;non ci sono i soldi&quot; ormai regge ben poco, soprattutto per un governo come quello Meloni che nei suoi tre anni è riuscito a destinare la bellezza di 42 miliardi per le spese militari e a prendersi impegni con la NATO di un loro aumento fino al 5% del Pil.</p>
<p>Se questo è il tenore delle prime proposte si capisce già, insomma, che anche nella futura legge di bilancio le spese militari avranno più risorse delle pensioni, della sanità, dell'istruzione e del welfare.</p>
<p>Su le spese sociali, giù quelle militari!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Federazione del Sociale USB</strong></p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Mon, 21 Jul 2025 11:36:14 +0200</pubDate>
                        <title>Firenze: quale rinascimento? Culla dello sfruttamento! Presidio lavoratrici e lavoratori musei sabato 19</title>
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		                        		https://federazionedelsociale.usb.it/leggi-notizia/firenze-quale-rinascimento-culla-dello-sfruttamento-presidio-lavoratrici-e-lavoratori-musei-sabato-19-1146.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <content:encoded><![CDATA[<p>Sabato 19 luglio un grande presidio di lavoratori e lavoratrici dei musei con il supporto di USB, Workers in Florence e Mi riconosci? ha percorso il centro storico di Firenze, a partire da un’assemblea tenutasi in piazzale degli Uffizi, per denunciare le condizioni di lavoro precarie in cui si lavora. Appalti con contratti poveri come Multiservizi e coop. Sociali, agenzie interinali e part time involontari sono solo alcune delle problematiche che ammalano il lavoro all’interno dei più importanti musei del mondo, dove in molti casi il costo del ticket d’ingresso triplica la paga oraria.</p>
<p>Il settore turistico viene spesso citato come un asset strategico dell’economia del nostro paese, in risposta al vuoto occupazionale prodotto dalla de industrializzazione, ma dietro i grandi proclami che parlano di “super potenza del turismo” si nasconde un’economia a basso valore aggiunto che non redistribuisce nulla e regala ai privati profitti da capogiro. In questo le amministrazioni pubbliche hanno un ruolo centrale, se da un lato si continua a esternalizzare, dall’altro si approvano leggi sul salario minimo che nei bandi di gara non vengono rispettate e che continuano a prevedere CCNL poveri come il Multiservizi, appena rinnovato con la firma di CGIL, CISL e UIL.</p>
<p>I lavoratori e le lavoratrici sabato hanno raccontato in piazza cosa significhi vivere a Firenze, città emblema dell’over tourism, dove chi lavora nell’indotto turistico, con contratti poveri e precari, non riesce più a mantenersi e pagare l’affitto ed è costretto ad allontanarsi dalla città. Il presidio ha rivendicato con forza, nell’unità di dipendenti pubblici e privati, l’esigenza di re internalizzare tutti i servizi museali e garantire il giusto contratto: il Federculture, già ottenuto dalle lotte di USB a Verona e Milano.&nbsp;</p>
<p>Questo sistema fatto di poltrone, appalti e speculazione può essere fermato solo dalla determinazione di chi lavora: saremo di nuovo in piazza a Firenze il 7 settembre in occasione delle domeniche gratuite nei musei, per portare avanti questo percorso che è appena cominciato.</p>
<p>La consapevolezza è che la strada sarà lunga, ma solo organizzandoci e lottando possiamo ridare dignità al lavoro e cambiare il presente.</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Thu, 10 Jul 2025 15:30:01 +0200</pubDate>
                        <title>Musei di Rimini, il TAR conferma: il Multiservizi non è equivalente al Federculture. Fuori i contratti poveri dai servizi culturali</title>
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		                        		https://federazionedelsociale.usb.it/leggi-notizia/musei-di-rimini-il-tar-conferma-il-multiservizi-non-e-equivalente-al-federculture-fuori-i-contratti-poveri-dai-servizi-culturali-1531.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>A dicembre del 2023 il Comune di Rimini ha pubblicato la nuova gara di appalto per i servizi di accoglienza e sorveglianza del circuito museale cittadino (che include, tra i vari siti, la famosa <em>Domus </em>del Chirurgo) vincolando il bando all'<strong>applicazione del CCNL Federculture</strong>, o di un <strong>contratto equivalente in termini di retribuzioni e tutele</strong>.</p>
<p>La gara era stata vinta dalla cooperativa Le Macchine Celibi, che è stata poi esclusa per aver proposto l'applicazione del <strong>CCNL Multiservizi</strong>, presentando una relazione in cui sosteneva si trattasse di contratti equivalenti, le cui differenze economiche sarebbero state colmate con l'erogazione di superminimi.</p>
<p>Nell'ambito del lungo contenzioso che ne è nato, il 9 giugno scorso il TAR dell'Emilia-Romagna ha dato ufficialmente ragione all'amministrazione comunale, ribadendo che l'esclusione risultava legittima in quanto “le differenze rilevate nelle retribuzioni tabellari, nei costi orari e nelle indennità accessorie evidenziano con chiarezza <strong>un trattamento economico complessivamente inferiore</strong> del CCNL Multiservizi rispetto a quanto previsto dal CCNL individuato dalla stazione appaltante”.</p>
<p>Questa sentenza dà ragione a quanto USB afferma da tempo, nelle vertenze museali che seguiamo sul territorio nazionale: il Multiservizi, il Servizio Fiduciari e tutti i contratti affini applicati nei musei italiani sono <strong>contratti a ribasso</strong>, assolutamente non equivalenti – dal punto di vista economico e normativo – al contratto di settore. Resi legali dalla concertazione dei sindacati confederali, questi CCNL servono alle imprese per <strong>pagare i lavoratori il meno possibile</strong>, perché generano retribuzioni al di sotto della soglia di povertà (soprattutto nei part-time involontari, fin troppo diffusi nel settore culturale).</p>
<p>La scelta del Comune di Rimini di vincolare il bando dei servizi museali cittadini al CCNL Federculture, si allinea al percorso intrapreso da USB ai <strong>Musei Civici di Verona</strong>, pervenuti al contratto di settore dopo una mobilitazione e una denuncia mediatica che hanno messo alle strette l'amministrazione comunale, e ai <strong>Musei Civici di Milano</strong>, dove dopo una stagione serrata di scioperi la nuova gara per l'affidamento delle biglietterie ha recepito le nostre richieste sull'adozione del Federculture, la non ribassabilità della manodopera e l'applicazione stringente delle clausole sociali. Ben venga, quindi, che un tribunale riconosca finalmente che <strong>il Multiservizi non può essere utilizzato come strumento di ribasso</strong> dei costi del lavoro, <strong>per eludere la contrattazione di settore</strong>.</p>
<p>I lavoratori e i professionisti dei Beni Culturali portano avanti <strong>servizi essenziali alla tenuta del tessuto sociale</strong>, servizi di utilità pubblica (come musei, biblioteche e archivi). Gli stessi che vengono esaltati in chiave turistica nelle città d'arte, come bene di consumo e fonte di ricchezza estrattivista, senza che però vi corrisponda quasi mai un'altrettanta attenzione ai diritti dei lavoratori.</p>
<p>Come Slang-USB Rimini non possiamo che accogliere positivamente la sentenza, e ribadire con forza che le imprese non in grado di garantire condizioni dignitose al proprio personale devono essere messe al bando. Ci auguriamo, adesso, che agli operatori dei Musei di Rimini vengano effettivamente riconosciute retribuzioni congrue e le migliori tutele.</p>
<p>Il <strong>Federculture</strong> è l'<strong>unico contratto che deve essere applicato al personale esternalizzato degli istituti culturali</strong>. Continuiamo nel frattempo a lottare, affinché si arrivi infine all reinternalizzazione per tutti/e.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Slang-USB Rimini</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Thu, 03 Jul 2025 14:52:33 +0200</pubDate>
                        <title> Il rinnovo del CCNL multiservizi e l’accordo dei confederali: 4 soldi per tenerci in silenzio</title>
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		                        		https://federazionedelsociale.usb.it/leggi-notizia/il-rinnovo-del-ccnl-multiservizi-e-laccordo-dei-confederali-4-soldi-per-tenerci-in-silenzio-1454-1.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>A rimarcare la distanza tra quanto dichiarano i segretari di CGIL e UIL nei salotti televisivi o nelle piazze e la realtà ci sono i rinnovi dei contratti collettivi nazionali: Landini con foga parla dei salari insufficienti dei lavoratori in Italia, indignandosi addirittura di un contratto che prevede 5 euro lordi l’ora come quello dei servizi fiduciari, dimenticandosi che lo ha firmato anche il suo sindacato.</p>
<p>Così, mentre imperversano venti di guerra e aumenta il prezzo di tutti i beni e servizi, compresi quelli di prima necessità, in Italia si stanziano fondi consistenti per il riarmo e si rinnovano contratti nazionali di lavoro con aumenti che non consentono nemmeno di pareggiare la perdita di potere d’acquisto degli ultimi anni, anche dovuta all’erosione del salario indiretto.</p>
<p><strong>“Abbassate le armi e alzate i salari</strong>” non è solo uno slogan ma la rivendicazione cardine di chi immagina un paese in cui esista la possibilità di vivere una vita dignitosa e senza assistere a massacri di popoli.</p>
<p><strong>Davanti agli 800 miliardi europei previsti per le armi, 35 miliardi annui per l’Italia, ai lavoratori e alle lavoratrici con ccnl Multiservizi i sindacati confederali propongono, per uno dei contratti più poveri del paese, aumenti di <u>215 euro lordi al 2° livello spalmati in 3 anni. </u></strong></p>
<p>Una proposta che prende in giro il buon senso dei lavoratori e delle lavoratrici del settore, che resteranno poveri nonostante i proclami roboanti di Landini sulla necessità di aumentare i salari e la costante pratica di non farlo.</p>
<p><strong>Commissione sulla sfera d’applicazione del contratto</strong> - Da tanto tempo ormai il contratto multiservizi è stato adoperato dalle aziende nei settori più disparati per tenere basso il costo del lavoro, nel silenzio dei sindacati firmatari. Oggi che i lavoratori hanno iniziato ad alzare la testa e chiedere l’applicazione di contratti corretti che rispecchino le reali mansioni svolte, i confederali inseriscono all’art 1 la proposta di comporre una commissione per valutare la sfera di applicazione del contratto; commissione che nella migliore delle ipotesi tra 1 anno pubblicherà il risultato di uno studio, per dirci ciò che già sappiamo.</p>
<p><strong>Sarebbe stato molto più semplice e soprattutto utile inserire da subito un preciso campo di applicazione, escludendo tante attività che notoriamente abusano</strong> del ccnl e che con le mansioni del multiservizi non c’entrano niente. Semplice e utile ma evidentemente non conveniente per tutte quelle aziende che impropriamente lo applicano; meglio non disturbare troppo i padroni.</p>
<p><strong>Part time</strong> <strong>e orario di lavoro</strong> - I sindacati potranno richiedere l’esame congiunto per richiedere il consolidamento dell’orario supplementare svolto durante l’anno dal lavoratore in maniera strutturale. Tutto l’orario sarà consolidato? Certo che no.</p>
<p>Ipotesi a): se l’azienda risponde entro 20 giorni alla richiesta di esame congiunto si richiede il consolidamento del 15% dell’orario supplementare svolto in maniera strutturale durante l’anno dal lavoratore.</p>
<p>Ipotesi b): se l’azienda non risponde alla richiesta di esame congiunto il lavoratore avrà diritto al consolidamento del 30% dell’orario supplementare svolto in maniera strutturale durante l’anno.</p>
<p>Facciamo un esempio per chiarezza: se un lavoratore è impiegato part-time a 4 ore giornaliere e svolge in maniera strutturale 8 ore si vedrà aumentare la percentuale oraria da 4 a 4,36 ovvero gli viene consolidato un incremento di 36 minuti in caso di ipotesi a), di 72 minuti in caso di ipotesi b).</p>
<p>Questo punto sancisce aumenti irrisori di orario a fronte di un supplementare strutturato, spesso impiegato dalle aziende come strategia per non fare maturare ferie, permessi (etc.). Chi lavora in sindacato sa che in questi casi se si va davanti a un Giudice del lavoro si ottiene il consolidamento completo dell’orario; questa proposta di fatto sembra essere un aiuto alle aziende per continuare ad approfittare del supplementare senza dover rischiare con sentenze sfavorevoli.</p>
<p>Per combattere i bassi salari dovuti ai minimi contrattuali stabiliti in 14 ore settimanali si passa a 15, grande conquista per i lavoratori. Ironia amara visto che la maggior parte dei lavoratori della multiservizi è impiegata a part-time con una paga oraria misera aggravata dalle poche ore previste. Strabiliante poi che subito dopo si specifichi che comunque contratti stipulati ad un orario inferiore alle 15 ore non costituiscono violazione del contratto, norma già presente e confermata.</p>
<p><strong>Trattamento malattia e infortunio</strong> - È stata inserita un’aggiunta inutile: il lavoratore ha diritto di chiedere all’azienda il numero di assenze per malattia effettuate e l’azienda ha l’obbligo di rispondere entro 15 giorni, obbligo già previsto, anche se non era scritto, dalle norme di correttezza e buona fede su cui si instaura un rapporto di lavoro.</p>
<p>Definiamo vergognoso il connubio azienda-sindacati nel considerare il fenomeno della morbilità “breve” per poter prevenire abusi e quindi poter intervenire con proposte di modifica nel prossimo rinnovo contrattuale. I sindacati confederali si prenderanno la responsabilità ai tavoli di trattativa di denunciare che i lavoratori e le lavoratrici con ccnl multiservizi svolgono una attività faticosa e spesso si ammalano per mancanza dell’applicazione di norme di prevenzione per la salute? I dati sulla malattia professionale nel settore parlano chiaro.</p>
<p><strong>Congedi per donne vittime di violenza di genere </strong>- Nulla di concreto che va oltre la legge con le sue previsioni. Eppure nel settore le molestie che subiscono le donne registrano percentuali alte.</p>
<p>Unica aggiunta concreta alla legislazione già vigente è la possibilità che le associazioni datoriali si rendono disponibili a valutare la ricollocazione della lavoratrice, vittima di violenza, anche in altre aziende del settore ove non sia possibile nella azienda dove è impiegata.</p>
<p>Guardate bene, sono disponibili a valutare, non c’è scritto che si impegnino a farlo e già conosciamo gli enormi muri di silenzio che si alzano in queste circostanze.</p>
<p><strong>Con quale metodo sindacale si va verso il rinnovo?</strong> - Zero considerazione delle esigenze dei lavoratori e delle lavoratrici. Zero assemblee per condividere la piattaforma e recepire le proposte e dialogare con chi è il diretto interessato. Zero possibilità di bocciare un accordo perché i referendum non si fanno e non si vogliono fare.</p>
<p><strong>Il nostro commento come USB – coordinamento nazionale multiservizi</strong></p>
<p>L’aumento salariale irrisorio di questo rinnovo non corrisponde all’inflazione reale e non è sufficiente a coprire gli aumenti di tutti i beni, anche essenziali, a cui assistiamo ormai da anni.</p>
<p>Questo contratto e il suo rinnovo cristallizzano, con la complicità dei sindacati confederali, un salario povero che rimane tale e non corrisponde alla faticosità delle prestazioni del settore. D’altra parte va considerato che il settore è caratterizzato da contratti part time e che quindi quei 215 euro nella maggior parte dei casi sono da considerarsi dimezzati in 107 euro per chi arriva a fare 4 ore giornaliere, meno per chi si trova con part time a 13/15/17 ore.</p>
<p>Ribadiamo che c’è una distanza abissale tra le esigenze dei lavoratori e delle lavoratrici e quelle dei sindacati concertativi che siedono al tavolo a trattare senza porsi il problema della povertà, che colpisce sempre di più anche chi ha un impiego.</p>
<p>Noi, che con i lavoratori e le lavoratrici ci confrontiamo tutti i giorni, nella piattaforma di rinnovo avremmo proposto</p><ul> 	<li>Aumenti della paga base di 517,27 euro per il secondo livello del contratto.</li> 	<li>Orario minimo part-time 25 ore settimanali e consolidamento pieno dell’orario supplementare svolto in maniera strutturale.</li> 	<li>Abrogazione dell’art. 4 del CCNL e mantenimento delle stesse condizioni salariali in caso di cambio appalto.</li> 	<li>Obbligo di svolgere le elezioni per le rsu in ogni unità produttiva per il diritto dei lavoratori e delle lavoratrici di scegliere da chi farsi rappresentare.</li> 	<li>Aumento di tutte le indennità di lavoro disagiato pari al 20% della paga tabellare.</li> 	<li>Corsi obbligatori annuali su sicurezza e salute da far svolgere a tutti i lavoratori e le lavoratrici durante l’orario di lavoro.</li> 	<li>Corsi annuali sui diritti delle donne contro la violenza di genere e le molestie. obbligatori per tutti da svolgersi sul posto di lavoro e con la presenza di esperti qualificati sul tema.</li> </ul><p>Ripartiamo subito e chiediamo coerenza con quello che si dice nei salotti e nelle piazze e quello che si fa.</p>
<p>La battaglia sul salario non si ferma con un rinnovo da 4 soldi, noi continueremo a organizzarci e lottare per fare la differenza. Costruiamo una mobilitazione per l’autunno per fargli vedere che la misura è colma e noi non ci stiamo più a ricevere “elemosina”.</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Wed, 11 Jun 2025 12:50:15 +0200</pubDate>
                        <title>Presidio educatori alla Regione Lombardia: continua il percorso per far uscire la categoria dall’invisibilità</title>
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		                        		https://federazionedelsociale.usb.it/leggi-notizia/presidio-educatori-alla-regione-lombardia-continua-il-percorso-per-far-uscire-la-categoria-dallinvisibilita-1252-1.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>Dopo lo sciopero nazionale e la mobilitazione degli educatori delle cooperative sociali dell’USB del 13 maggio, con la partecipazione delle assemblee territoriali milanese e lombarda,&nbsp;martedì 10&nbsp;siamo stati con i lavoratori e l’Associazione MISAAC Nazionale sotto Regione Lombardia durante il Consiglio per continuare il percorso di uscita dall’invisibilità di questa categoria.</p>
<p>Abbiamo portato le principali rivendicazioni del settore: dall’internalizzazione alla necessità di istituire misure tanto strutturali quanto emergenziali per sanare la discontinuità salariale, alle orecchie di tutto l’arco parlamentare che, dalla maggioranza - con cui abbiamo avuto un incontro - all’opposizione - i consiglieri Paladini, Pizzighini e Foggetta -, si è mostrato disponibile al confronto e a ragionare di soluzioni concrete.</p>
<p>In particolare siamo stati ricevuti da Riccardo Melias e Maurizio Broccanello del gruppo consiliare di Fratelli d’Italia, che si sono impegnati anche a fare da tramite con il Ministero del Lavoro, con il quale l’USB ha già aperto un’interlocuzione su questi temi dopo lo sciopero del 13 maggio.</p>
<p>Anche l’Assessore a Istruzione, Formazione e Lavoro Simona Tironi si è fermata a parlare con i lavoratori e si è detta disponibile ad aprire un confronto per trovare soluzioni territoriali alla discontinuità salariale che affligge in particolare il comparto della scolastica.</p>
<p>Registriamo molto positivamente l’interesse di quasi tutte le forze politiche che hanno rappresentanza in Regione, continuiamo a lottare e lavorare perché tutte le aperture fatte a parole diventino fatti nel più breve tempo possibile.</p>
<p>La prossima tappa del percorso di lotta degli educatori per conquistare diritti e dignità lavorativa sarà lo sciopero generale del 20 giugno, lanciato dall’USB e altri sindacati di base, quando porteremo la nostra voce anche sotto il Comune di Milano, responsabile degli appalti poverissimi in cui gli educatori lavorano.</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Thu, 27 Mar 2025 10:56:52 +0100</pubDate>
                        <title>Vite in appalto: riprendiamoci la dignità. Il coordinamento nazionale multiservizi USB verso la manifestazione nazionale del 5 aprile, Roma ss. Apostoli ore 14.00</title>
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		                        		https://federazionedelsociale.usb.it/leggi-notizia/vite-in-appalto-riprendiamoci-la-dignita-il-coordinamento-nazionale-multiservizi-usb-verso-la-manifestazione-nazionale-del-5-aprile-roma-ss-apostoli-ore-1400-1101.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>Dalle fabbriche agli ospedali, dai musei ai corridoi degli uffici pubblici sono centinaia di migliaia i lavoratori e le lavoratrici che lavorano con contratto Multiservizi in appalto o sub appalto.</p>
<p>Iniziare a lavorare alle 5.00 fino alle 7.00 e riprendere alle 20.00 fino alle 22.00, guadagnare poche centinaia di euro al mese, illegittimità nel ricorso al lavoro supplementare, cambi d’orario improvvisi, contratti da dieci ore, maltrattamenti costanti da parte dei capi del personale e mancata fornitura dei DPI: ecco la quotidianità per decine di migliaia di lavoratori e lavoratrici impiegate nei servizi di pulizia, guardiania, portierato, igienizzazione, logistica e molto altro.</p>
<p>Il 5 aprile anche noi saremo in piazza a Roma per ribadire l’assurdità di un piano per il riarmo europeo da 800miliardi mentre la classe lavoratrice di questo paese è in ginocchio e non riesce, pur lavorando tutti i giorni, ad arrivare a retribuzioni dignitose.</p>
<p>Saremo in piazza per ribadire che se ci sarà un rinnovo del contratto Multiservizi (scaduto il 31/12/24) vogliamo che questo sia radicalmente trasformato e che cessi di essere lo strumento consegnato da CGIL, CISL e UIL nelle mani dei padroni per sfruttarci e togliere dignità al lavoro.</p>
<p>Saremo in piazza anche per ricordare che da trent’anni non solo viviamo un furto di salario ma subiamo &nbsp;lo smantellamento e la privatizzazione dei servizi pubblici, diritti fondamentali come quello all’abitare, alla salute, all’istruzione, al trasporto pubblico vengono sempre più&nbsp; messi in discussione per la collettività anche tramite esternalizzazioni costanti: <strong>chiediamo l’internalizzazione di tutti i lavoratori e le lavoratrici, non solo per migliorare le nostre condizioni di lavoro ma anche la qualità di tutti i servizi pubblici.</strong></p>
<p>C’è chi di fronte a questo quadro è sceso in piazza per l’Europa del riarmo, noi scenderemo in piazza il 5 aprile per dire che vogliamo pace, salario e diritti.</p>
<p>Come coordinamento nazionale multiservizi abbiamo avviato un ciclo di assemblee territoriali verso il 5 aprile per presentare la nostra piattaforma sindacale insieme all’opuscolo “Vite in appalto – formazione su CCNL multiservizi” un lavoro scritto a più mani dai nostri delegati che vuole fornire a lavoratori e lavoratrici uno strumento agile di difesa dallo sfruttamento nel proprio settore. Ci troverete impegnati e impegnate nelle rispettive città nei prossimi giorni secondo il calendario che segue per costruire insieme la mobilitazione del 5 aprile e oltre, verso uno sciopero nazionale di settore.</p>
<p>Napoli – 21 marzo</p>
<p>Pescara – 22 marzo</p>
<p>Livorno – 31 marzo</p>
<p>Trento – 1 aprile</p>
<p>Milano- 3 aprile</p>
<p>Genova – 3 aprile</p>
<p>Calendario in aggiornamento.</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Mon, 17 Mar 2025 11:30:25 +0100</pubDate>
                        <title>Migranti: dopo la giornata di mobilitazione del 27 febbraio continua il percorso di organizzazione e mobilitazione con USB </title>
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		                        		https://federazionedelsociale.usb.it/leggi-notizia/migranti-dopo-la-giornata-di-mobilitazione-del-27-febbraio-continua-il-percorso-di-organizzazione-e-mobilitazione-con-usb-1134-1.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>Continua intenso il lavoro del coordinamento migranti, promosso da USB, in queste ultime settimane: dopo la giornata di mobilitazione del 27 febbraio si sono messe in moto molte situazioni, stimolate dalla esigenza di organizzazione e mobilitazione, percorso necessario e obbligato per uscire dalle politiche razziste di questo Governo.</p>
<p>Regolarizzazione, richiesta di alfabetizzazione sindacale e dei diritti di cittadinanza, sono gli argomenti che spingono centinaia di immigrati in decine di città a rivolgersi a USB per rivendicare i propri diritti, per uscire dalla invisibilità, per contrastare il razzismo dilagante ed i provvedimenti tesi all’espulsione dei cittadini immigrati: provvedimenti che trovano complicità in tutti i paesi europe.</p>
<p>A Roma dopo il presidio del 27 si sono riconvocate associazioni e comunità, per ragionare insieme sulla continuazione della lotta, a Perugia e Potenza si sono svolte riunioni con rappresentanti USB per la apertura di interventi presso le federazioni.</p>
<p>A Cesena, Ancona, Pavia, Pescara nuove riunioni con i dirigenti migranti di USB impegnati nella crescita del movimento nazionale per la rivendicazione della regolarizzazione.</p>
<p>Le condizioni di vita dei migranti, nei Cpr, nei Centri di accoglienza, negli insediamenti informali non sono più accettabili, ma neanche lo sfruttamento e il lavoro nero a cui sono sottoposti non sono più accettabili.</p>
<p>USB sarà presente con i suoi delegati alla Assemblea di Non sulla Nostra Pelle, prevista a Palermo per il prossimo 13 aprile.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>USB Migranti</strong></p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Wed, 11 Dec 2024 11:42:09 +0100</pubDate>
                        <title>Guerra, povertà e repressione: contro la ricetta del governo Meloni anche i giovani, le precarie, gli inquilini, le pensionate e i migranti in sciopero generale</title>
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		                        		https://federazionedelsociale.usb.it/leggi-notizia/guerra-poverta-e-repressione-contro-la-ricetta-del-governo-meloni-anche-i-giovani-le-precarie-gli-inquilini-le-pensionate-e-i-migranti-in-sciopero-generale-1146-1.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>L'odio del governo Meloni contro i giovani, le donne, gli abitanti delle periferie, i migranti e la classe lavoratrice tutta non è nulla di nuovo. Ma è in perfetta continuità con le politiche antipopolari che i governi a guida centro-sinistra e i governi &quot;tecnici&quot; hanno inflitto negli ultimi decenni in nome del profitto e della competitività europea, precarizzando il lavoro e smantellando pezzo dopo pezzo tutto quel prezioso welfare che le lotte dei lavoratori erano riusciti faticosamente a conquistare.</p>
<p>La novità del governo Meloni sta nell'ulteriore salto di qualità del livello di attacco ad ogni singolo aspetto della vita e della riproduzione sociale, all'interno di una cornice mondiale di guerra in cui l'unica funzione dello Stato è quella di costruire un'economia in grado di supportarla, senza però ora redistribuire più nemmeno le briciole verso il basso. L'eliminazione del reddito di cittadinanza e l'austerità con cui è stato pensato il nuovo Piano strutturale di bilancio vanno proprio in questa direzione: da un lato dirottare tutti i fondi pubblici possibili verso l'industria bellica e il riarmo, dall'altro continuare a tagliare sulle spese sociali, sulla sanità pubblica e sulle pensioni, che nel 2025 vedranno un aumento mensile di tre miseri euro.</p>
<p>Tutto ciò mentre bollette, affitti ed ogni merce e bene di prima necessità ha subito un aumento spropositato: pane +35%, olio +121%, pomodoro +44%, acqua +13,2%. A questi non è corrisposto nessun aumento dei salari per milioni di famiglie e lavoratori che, a fronte degli intoccabili extraprofitti di banche, multiutility e grandi imprese, hanno visto il disintegrarsi del loro potere d'acquisto.</p>
<p>La stretta repressiva del ddl 1660 e gli attacchi al diritto di sciopero sono l'altra novità di questo governo dichiaratamente razzista e antipopolare: una torsione autoritaria che mira a stroncare con aumenti di pene chiunque provi ad organizzarsi per opporsi a questo peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro, usando il pugno di ferro contro gli studenti che occupano le scuole, chi organizza i picchetti davanti alle fabbriche e per resistere agli sfratti, contro i migranti che non accettano condizioni disumane dentro i cpr e i cas.</p>
<p>Per quanto la Meloni si vanti di aver diminuito in questi due anni di governo la disoccupazione giovanile, femminile e di aver rilanciato la produttività del Paese, sappiamo bene che la realtà dei fatti è ben diversa: mentre chiudono gli stabilimenti produttivi rimasti e migliaia di lavoratori finiscono in cassaintegrazione, aumenta il numero dei Neet e di chi finisce nella giungla del lavoro sottopagato del settore terziario. Più occupati sì, ma occupati nel settore economico in cui dominano strutturalmente contratti atipici, precari e part time involontari, e in cui si concentrano i Ccnl con i salari più bassi di questo Paese (servizi fiduciari, commercio, pubblici esercizi, multiservizi), a causa dell'assenza di un salario minimo per legge che si opponga oggi a quella contrattazione al ribasso di cgil-cisl-uil che ha permesso di legalizzare lo sfruttamento.</p>
<p>L'economia della terziarizzazione che il governo Meloni vuole continuare a portare avanti è l'economia della precarietà e della povertà, che ci condanna ad un presente di miseria e ci toglie ogni prospettiva pensionistica. è l'economia che riduce sempre più fasce sociali senza diritti non solo sul posto di lavoro, ma anche nell'impossibilità di accedere economicamente a quello che rimane dei servizi pubblici. è l'economia della turistificazione e dei grandi eventi, quella che trasforma le città in vetrine, espellendo ai margini i poveri e mettendo al centro la rendita e la speculazione immobiliare degli Airbnb e dei palazzinari.</p>
<p>Come Federazione del Sociale lanciamo un appello a scioperare e a scendere in piazza il 13 dicembre a quella parte di società che, come noi, più di tutte continua ad essere colpita da questa macelleria sociale e dai costi delle politiche guerrafondaie. Come giovani, lavoratrici in appalto dei musei, migranti, rider a finta partita iva, tirocinanti della pubblica amministrazione, inquilini delle case popolari e sotto sfratto, lavoratori della ristorazione, del turismo e della cultura, richiedenti asilo e pensionati saremo in piazza il 13 dicembre per lo sciopero generale e generalizzato.</p>
<p>Salario, casa, diritti, dignità!</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Mon, 14 Oct 2024 11:10:56 +0200</pubDate>
                        <title> Guerra, povertà e repressione: noi non ci stiamo, la manovra economica del governo è una pietra sul nostro futuro. 26 ottobre assemblea nazionale indetta da Federazione del  sociale e Cambiare rotta</title>
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                        <content:encoded><![CDATA[<p>La nuova legge finanziaria è stata scritta riproponendo l’austerità per lavoratori e pensionati e decontribuzioni a pioggia per le imprese. Il trend in discesa dei salari non si ferma e si torna a mettere mano al sistema pensionistico, allungando ad almeno 70 anni la vita lavorativa e condannando milioni di lavoratori ad una vecchiaia di povertà. Gli extraprofitti realizzati da banche e grandi imprese non si toccano nonostante in questi anni milioni di persone abbiano visto scendere le proprie condizioni di vita a causa dei forti aumenti dei prezzi. Il sistema fiscale subisce un ulteriore appiattimento, secondo la logica che ricchi e poveri devono dare uno stesso contributo alle casse pubbliche e non più in proporzione delle loro ricchezze.</p>
<p>La logica della manovra è in piena sintonia con il Rapporto Draghi sulla competitività, che propone di indirizzare quante più risorse possibili all’industria bellica e alla ricerca militare, svincolandole dalle regole della Ue in materia di concorrenza e di deficit di bilancio. Tutte le risorse per la guerra, insomma, e chissenefrega se aumenta la povertà.</p>
<p>Ci propongono un futuro da incubo e predispongono pesanti misure repressive per prevenire la risposta popolare con il ddl 1660. Nel mirino ci sono tutte le forme di lotta e di organizzazione della protesta, dal movimento ecologista alle lotte studentesche, dal movimento dei lavoratori alla lotta per la casa, fino a quella per i diritti delle donne e dei migranti.</p>
<p>Di fronte a questa situazione c’è un mondo che più di altri è destinato a subire le conseguenze di queste scelte ed è quello delle fasce popolari e dei giovani, dalla scuola fino al mondo del lavoro reclusi in una costante crisi di prospettive.</p>
<p>Mentre il sistema formativo è reso sempre più subalterno alle imprese, la precarizzazione è la condizione di normalità che ha assunto il lavoro per i giovani. Il processo di terziarizzazione dell’economia, in complementarietà alla deindustrializzazione, ha creato terreno fertile per l’impoverimento del lavoro soprattutto in quell’asset del turismo definito strategico dal governo Meloni, dove le condizioni quotidiane dal settore culturale a quello dei Pubblici esercizi sono costituite da contratti poveri e precari, appalti e forme atipiche. Questa trasformazione, congiuntamente all’economia di guerra, imprime un’accelerazione costante all’impoverimento dello stato sociale, in primis impattando sul tema contributivo e pensionistico nell’esplicita equazione che esiste tra lavoro povero e pensioni povere.</p>
<p>Mentre l’economia della precarietà impone una condizione che comporta bassi salari e pochi diritti, difficoltà di accesso al welfare e assenza di prospettive pensionistiche, le stesse città vengono attaccate e trasformate da queste politiche che spingono forzatamente ai margini le fasce popolari, sia in termini geografici quanto di accesso ai diritti sociali, un esempio su tutti il tema del diritto ad abitare: la casa è diventato un bene difficile da raggiungere per chi entra nel mondo del lavoro, costretto spesso a trasferirsi in altre città e a subire i costi spropositati degli affitti. Un quadro drammatico a cui si aggiunge l’acuirsi delle disparità territoriali con l’approvazione dell’autonomia differenziata.</p>
<p>Da questo mondo della precarietà e delle realtà giovanili e studentesche parte la proposta di promuovere una stagione di riscatto che metta innanzitutto al centro la contestazione della manovra finanziaria che aumenta le disuguaglianze e non dà nessuna risposta al bisogno di futuro delle nuove generazioni.</p>
<p>Su questi temi proponiamo di confrontarci a Roma il prossimo 26 ottobre in una grande assemblea che metta assieme le tante specificità e porti a realizzare un piano di lotta comune. Un’assemblea che parte dalle realtà giovanili di precari e studenti ma è aperta a tutte le espressioni della società civile.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Federazione del Sociale USB </strong></p>
<p><strong>Cambiare Rotta</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A.BA.CO - Associazione di Base dei Consumatori</p>
<p>AMT – Associazione Maliana di Torino</p>
<p>ARTI - Association des resortisants Togolais en Italie</p>
<p>ASDT – Associazione congolese di Torino</p>
<p>AST- associazione senegalese di Torino</p>
<p>AWI- art workers italia</p>
<p>CAU – collettivi autorganizzati universitari</p>
<p>Centro internazionale crocevia</p>
<p>Comitati no AD</p>
<p>CRED- centro di ricerca ed elaborazione per la democrazia</p>
<p>Donne de Borgata</p>
<p>Ex Opg – je so pazzo</p>
<p>Gastronomia operaia</p>
<p>Movimento per il diritto all'abitare</p>
<p>OSA – Opposizione Studentesca d’Alternativa</p>
<p>Terrà e libertà</p>
<p>Druetta Giulia – avvocata giuslavorista</p>
<p>Mancuso Bartolo – avvocato giuslavorista</p>
<p>Dosio Nicoletta</p>
<p>Firme in aggiornamento – per adesioni fds.nazionale@usb.it</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Tue, 24 Sep 2024 16:08:19 +0200</pubDate>
                        <title>Roma: basta arroganza padronale, lavoro nero e sfruttamento. Giovedì 26 al Sant’Agnese Tennis Club per denunciare gli abusi al suo interno </title>
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		                        		https://federazionedelsociale.usb.it/leggi-notizia/roma-basta-arroganza-padronale-lavoro-nero-e-sfruttamento-giovedi-26-al-santagnese-tennis-club-per-denunciare-gli-abusi-al-suo-interno-1610.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <content:encoded><![CDATA[<p>Giovedì 26 saremo al Santa Agnese Tennis Club, per denunciare le condizioni di abuso che si sono riscontrate al suo interno.</p>
<p>Abbiamo chiesto all'azienda, mesi fa, un incontro senza ricevere risposta; pertanto, abbiamo convocato un presidio di solidarietà con Jymmy e Noureddine per protestare contro la prepotenza del club, che non solo nega la contrattualizzazione ai lavoratori, ma utilizza metodi “poco ortodossi” come aggressioni verbali e percosse, spremendo i suddetti fin a quando sono utili per poi disfarsene.</p>
<p>Questa situazione è inaccettabile, soprattutto se inserita in un contesto più ampio dove il governo approva un decreto liberticida, riguardo le forme di dissenso, e non potenzia i controlli dell'ispettorato sul lavoro, agevolando comportamenti scorretti di vario genere.</p>
<p>L'Unione Sindacale di Base, cui fanno appello i lavoratori, ha evidenziato queste problematiche e chiama un presidio per sostenere attivamente le loro ragioni.</p>
<p><strong>SCHIAVI MAI!</strong></p>
<p>Giovedì 26 Settembre, Piazza Di Santa Costanza 15 (Roma)</p>
<p>Santa Agnese Tennis Club</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>USB Roma</strong></p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Mon, 23 Sep 2024 16:18:55 +0200</pubDate>
                        <title>Incontro alla Presidenza del Consiglio su flussi migratori per motivi di lavoro. Cambiare le modalità non cambia nulla, rimane l’impianto farraginoso e inefficace dei flussi migratori</title>
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		                        		https://federazionedelsociale.usb.it/leggi-notizia/flussi-migratori-per-motivi-di-lavoro-cambiare-le-modalita-non-cambia-nulla-rimane-limpianto-farraginoso-e-inefficace-dei-flussi-migratori-1620.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>Alla presidenza del consiglio, con la presenza del sottosegretario Mantovano, si è svolta la riunione sulla modifica dei flussi migratori in Italia, alla presenza delle organizzazioni sindacali.</p>
<p>Le proposte del Governo, partendo da un presupposto sostanzialmente giusto, ossia:</p><ul> 	<li>che il click day è andato in mano a intermediari disonesti e&nbsp;a trafficanti di nulla osta ad alto prezzo,</li> 	<li>&nbsp;che i meccanismi di assunzione di lavoratori stranieri sono inapplicabili per mancanza di rispetto dei termini temporali stessi decisi dallo Stato, in teoria in 8gg si dovrebbe svolgere l’accettazione di tutta la pratica, quando sappiamo che realmente i tempi spesso sono più lunghi dello stesso periodo di impiego stagionale,</li> 	<li>che solo il 3% dei lavoratori giunti con i flussi hanno sottoscritto un contratto di lavoro regolare in Italia.</li> </ul><p>Sono seguite proposte che cambiano di poco l’impalcatura del sistema dei flussi: più click day, click day regionali o per settori di lavoro, promessa di aumento di personale amministrativo, (dal 2022 si aspetta l’immediato aumento di personale negli uffici preposti, ma ancora si vedono pochi cambiamenti), precompilazione delle domande nei paesi di provenienza, decisione unilaterale del governo italiano di implementare corsi di formazione in paesi terzi (senza consultazione dei paesi sovrani?), riaffermazione del Piano Mattei dato sostanzialmente in mano alle aziende Bonifiche Ferraresi.</p>
<p>Ribadito quindi l’impianto primatista dell’intervento sull’immigrazione, l’esponente di governo ha chiaramente dato il parere negativo ad ogni tipo di possibile regolarizzazione per motivi di lavoro per le centinaia di migliaia di lavoratori, già presenti sul territorio italiano.</p>
<p>Su questo terreno come USB abbiamo rappresentato l’esigenza di intervenire con correttivi semplici e facilmente realizzabili:</p><ul> 	<li>concedere a tutti i lavoratori migranti presenti sul territorio italiano in attesa di permesso di soggiorno, un permesso temporaneo di ricerca lavoro,</li> 	<li>permettere la conversione del permesso di soggiorno per richiesta di asilo e protezione speciale in permesso per lavoro.</li> </ul><p>Al tavolo tutti erano concordi sul riconoscere di un grande numero di lavoratori presenti in Italia ed in attesa di PdS, e che questo grande numero di lavoratori sarebbe utile al superamento, denunciato in varie occasioni dalle associazioni datoriali, della crisi di forza lavoro soprattutto in diversi settori lavorativi, ma le proposte governative non sembrano essere risolutive.</p>
<p>Oggi&nbsp;nelle campagne si rischia di lasciare a terra i prodotti, nei cantieri edilizi c’è carenza di personale, mentre la maggioranza dei servizi alla persona e dei servizi turistici si regge con grande impiego di personale straniero: quasi sempre sfruttato e tenuto sotto ricatto proprio dai meccanismi discriminanti della legge Bossi Fini.</p>
<p>Ancora una volta, di fronte ad una eccezionale carenza di forza lavoro, ad una eccezionale presenza di lavoratori stranieri in attesa di essere regolarizzati, si sceglie la strada della propaganda politica.</p>
<p>Alla fine della riunione, è stato annunciato che la proposta governativa sarà messa in campo nei prossimi giorni con un Decreto Legge.</p>
<p>Per USB, per la conoscenza che abbiamo delle difficili condizioni di vita che soffrono le migliaia di persone&nbsp;oggi&nbsp;in attesa, anche di un anno, per accedere ai meccanismi contorti dell’accoglienza dello stato italiano, non rimane che invitare i lavoratori migranti vittime dell’inefficacia del sistema fallimentare dell’accoglienza, a continuare ad organizzarsi ea preparare le mobilitazioni necessarie per contrastare le politiche ventennali di discriminazione nei confronti dei lavoratori immigrati.</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Fri, 13 Sep 2024 12:12:13 +0200</pubDate>
                        <title>Frosinone: circa 150 residenti del centro di accoglienza di Fiuggi manifestano sotto la prefettura con USB</title>
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                        <content:encoded><![CDATA[<p>Giornata di mobilitazione&nbsp;a Frosinone: nella mattina di giovedì 12 settembre circa 150 residenti del centro dei centri di accoglienza di Fiuggi hanno manifestato sotto la prefettura, per evidenziare anche in questa occasione la inadeguatezza del sistema di accoglienza nei confronti dei migranti.</p>
<p>Sono state denunciate le difficoltà dei residenti: la mancanza di acqua&nbsp;durante tutta la giornata, così come il comportamento inappropriato degli operatori nei confronti dei migranti.<br /> La delegazione di USB è stata ricevuta dal Capo di gabinetto della prefettura di Frosinone, che ha ascoltato oltre i dirigenti di USB anche i residenti dei due centri di accoglienza che, in questo modo, hanno potuto esprimere direttamente le loro difficoltà di vita all'interno del centro.</p>
<p>Il Capo di gabinetto si è impegnata per verificare le denunce fatte e opererà nei prossimi giorni per cercare di migliorare la condizione dei residenti; ha anche assicurato che i ritardi per avere appuntamenti per chiedere il permesso di soggiorno saranno ridotti nelle prossime settimane, con l'aumento del personale amministrativo.</p>
<p>USB continuerà a vigilare e a verificare che quanto è stato concordato avvenga realmente&nbsp;nelle due strutture.</p>
<p>Con la mobilitazione a Frosinone continua la campagna di denuncia, da parte di USB, del sistema di accoglienza; questo è notevolmente peggiorato con il Governo Meloni, ma ha origine con legge Bossi-Fini di fatto accettata da governi di centro destra e di centro sinistra.</p>
<p>Per USB&nbsp;il sistema di accoglienza per i migranti in Italia è totalmente fallito: è inefficace e inadeguato a quelle che sono le necessità sia dei cittadini che arrivano in Italia, scappando da situazioni critiche, sia alle necessità italiana di regolarizzare nel più breve tempo possibile&nbsp;persone&nbsp;che sono venuti qui per lavorare.</p>
<p>È ormai all'ordine del giorno del dibattito politico la necessità di forza lavoro per lo sviluppo del paese: impedire l'inserimento di lavoratori stranieri all'interno del tessuto socio economico è una posizione ideologica e fortemente discriminatoria.</p>
<p>Ascoltando la rabbia di centinaia e centinaia di migranti, USB è impegnata da quest' estate in un percorso di organizzazione e di rivendicazione dei diritti. La nostra parola d’rodine deve essere: Permesso di soggiorno subito, abolire la legge Bossi-Fini!</p>
<p><br /> Le federazioni in ogni città sono pronte ad accogliere le denunce dei migranti e rappresentare le loro difficoltà presso le diverse istituzioni.<br /> <br /> <strong>USB Migranti</strong></p>]]></content:encoded>
			
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