50 anni Statuto dei lavoratori: non lasciamo che distruggano i nostri diritti

Roma -

Il 20 maggio non è una ricorrenza per nostalgici, ma deve diventare il punto di congiunzione tra generazioni e rivendicazione di diritti individuali e sociali comuni all'intera classe. Dopo aver subito con dignità e capacità di manovra, la fase uno, ora siamo alla fase 2 e diventa indispensabile riprendere da dove eravamo rimasti per inoltrarci nel prossimo futuro, la nostra fase 3.

L'emergenza sanitaria, mal gestita, in parte per incapacità, in parte per limiti strutturali del sistema capitalistico e in parte per interessi speculativi di parte, si intreccia con una devastante crisi economica e finanziaria che produce e produrrà profonde fratture sociali e persino all'interno della classe. La "società Covid" costruita sull'onda dell'emergenza sanitaria è l'occasione per una profonda ristrutturazione del modello sociale con una gestione autoritaria delle relazioni sociali e delle agibilità democratiche. Rovesciando la responsabilità della propria salute sui comportamenti individuali si sta generando diffidenza reciproca, isolamento sociale e indifferenza ai problemi comuni. L'individualismo, alla base della società capitalistica, viene ora incentivato e mistificato come misura sanitaria di prevenzione e cura.

A tutto ciò si aggiunge, e non poteva essere diversamente, una profonda ristrutturazione del modello di sviluppo capitalistico, del modo di produzione e delle relazioni industriali. L'allargamento strutturale del lavoro povero diventa un obiettivo strategico di recupero dei margini di profitto e il pericolo di una frattura nella classe tra garantiti e non garantiti, con la complicazione della questione generazionale, possono diventare processi devastanti, se non abbiamo la capacità soggettiva e organizzativa di gestire i rapporti di classe e le relazioni all'interno della classe.

Diventa indispensabile una stretta relazione programmatica e progettuale tra le componenti del sindacato. I pensionati devono avere un ruolo all'interno della Federazione del Sociale, non come residuato bellico o scarto produttivo, ma come soggetto attivo nel processo di ricomposizione sociale indispensabile per rispondere all'attacco che ci viene mosso, dare continuità intergenerazionale alla lotta di classe in una fase di feroce attacco alle condizioni di vita e di lavoro di tutti noi è ineludibile.

La scelta di organizzare i Pensionati in una dimensione sindacale rappresenta il rifiuto di considerare la nostra vita in funzione dell'organizzazione del lavoro capitalistico, per cui alla fine del rapporto di lavoro sei una scoria industriale da sopportare o, al limite da trasformare in merce per quello che viene delineato come " silver economy".

Siamo pensionati, precari, disoccupati, solo per il capitale, siamo tutti compagni per la lotta di classe che vive nella dimensione sindacale e si proietta sul piano più generale.

La collocazione dell'USB Pensionati all'interno del progetto della Federazione del Sociale, da una parte realizza la rottura del processo di emarginazione dei pensionati, dall'altro costruisce la relazione di classe con tutto il mondo che vive ai margini o fuori dal mercato del lavoro per ricongiungersi insieme alle lotte che nascono dai posti di lavoro delle categorie tradizionali.

Il nostro non è un semplice passaggio di consegne, ma la riaffermazione della volontà di camminare insieme verso la nostra liberazione dallo schiavismo insito nell'economia capitalistica.

È evidente come la battaglia per il reddito sia una battaglia fortemente unificante perché racchiude la difesa delle pensioni, il diritto al salario da lavoro e il diritto ad una vita dignitosa a prescindere da rapporti di lavoro e contratti per coloro che non accedono al lavoro stabile. Una forte pressione sociale per una redistribuzione della ricchezza sociale prodotta, un diverso modello sociale e di sviluppo che mette al centro la vita, la dignità e i diritti delle persone contro la rapacità del capitale. La redistribuzione della ricchezza sociale è l'unico vero antidoto alla crisi economica.

Ovviamente nella battaglia per il reddito da lavoro si inserisce il diritto al salario e alle garanzie sociali del lavoratore sempre meno previste nei contratti nazionali.

Le misure di sostegno al reddito previste dal governo sono univocamente indirizzate al ceto medio alto e alle imprese, rimangono le briciole, e neanche ridistribuite, per interi settori sociali da sempre ai margini della società e istituzionalizzati come per i migranti usa e getta per la raccolta della frutta. La nostra risposta collettiva deve essere pronta ed efficace perché da questa fase se si esce sconfitti ci aspetta un arretramento sociale ed economico che rischia di riportarci indietro di decenni per consentire al capitale di riaprire una fase di sviluppo e crescita sulla nostra pelle.

Per questo diventa importante la nostra partecipazione alle manifestazioni del 20 maggio, così come diventa importante collegarsi con la diretta delle ore 17 dello stesso 20 maggio sulla pagina nazionale di USB per un momento di formazione e riflessione collettivo, dare sostegno allo sciopero dei braccianti il 21 maggio diventa l'esercizio pratico del nostro essere sindacato di classe.  

 

Roma 18/5/2020

 

USB Pensionati

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