COLPO DI CALORE IN CUCINA A FORTE DEI MARMI, CUOCO MUORE A 50 ANNI. BASTA STRAGI SILENZIOSE NEL TURISMO
Un altro lavoratore ucciso dal caldo. Marco Barsi, 50 anni, cuoco in uno stabilimento balneare di Forte dei Marmi, a fine turno è stato colpito da un colpo di calore mentre puliva la cucina in cui aveva lavorato tutto il giorno. Soccorso e trasportato in ospedale, è morto al Versilia nella notte tra lunedì e martedì, otto ore dopo il malore. Tornato in Italia da pochi mesi dopo vent'anni di lavoro in Germania, si è ritrovato a morire nel settore che ogni estate sfrutta decine di migliaia di stagionali tra cucine, sale, spiagge e stabilimenti.
USB denuncia: questa non è una fatalità, è la conseguenza diretta di un sistema che considera accettabile far lavorare le persone in condizioni estreme pur di non fermare la macchina della stagione turistica; nelle cucine il calore dei fornelli si somma a climatizzazione insufficiente o assente. Negli hotel, camerieri ai piani, facchini e addetti a terrazze e lavanderie subiscono lo stesso doppio stress termico, in spazi di servizio quasi mai climatizzati. Bagnini e personale del salvataggio, spesso, restano ore sotto il sole senza pause frazionate né zone d'ombra attrezzate, con l'aggravante di dover restare lucidi per soccorrere gli altri. Chi lavora in spiaggia — stabilimenti, chioschi, noleggi — condivide la stessa esposizione, ma con tutele contrattuali ancora più deboli.
Le ordinanze regionali anti-caldo coprono edilizia, agricoltura e cantieri, ma non nominano esplicitamente ristorazione e turismo balneare: chi lavora in cucina, in spiaggia o come bagnino resta escluso dalla tutela "automatica". Eppure, il D.Lgs. 81/2008 obbliga già i datori di lavoro a valutare lo stress termico nel DVR: non è una richiesta in più, è un obbligo di legge sistematicamente disatteso proprio nei settori in cui la sindacalizzazione è più difficile. A questo si aggiunge il problema dei turni infiniti, senza riposi adeguati né rispetto degli orari contrattuali, che nella stagione estiva diventa la norma in cucine, sale e stabilimenti: chi lavora dieci, dodici ore di fila sotto il caldo estremo arriva sfinito proprio nelle ore più a rischio, quelle di fine turno.
È lo stesso sfruttamento che USB denuncia da tempo con la campagna "Cercasi schiavo": paghe da fame, contratti irregolari, orari fuori da ogni norma, zero formazione sulla sicurezza. Non è un caso che proprio a Forte dei Marmi, nel 2022, USB abbia portato in corteo centinaia di lavoratori e lavoratrici stagionali, scegliendo simbolicamente la capitale del turismo di lusso per denunciare il lavoro povero che sta dietro le vacanze da migliaia di euro di pochi: oggi, di fronte a una morte, quelle stesse ragioni tornano drammaticamente attuali.
Come USB chiediamo:
- stop al lavoro nelle ore più calde, con retribuzione al 100% e non l'80% della CIG in deroga;
- estensione esplicita delle ordinanze regionali anti-caldo a ristorazione, turismo e lavoro balneare;
- climatizzazione reale in cucine, sale e spazi di servizio;
- pause frazionate in zone fresche o ombreggiate nei picchi orari;
- acqua e sali minerali gratuiti forniti dal datore di lavoro;
- DVR aggiornati sullo stress termico, in applicazione piena del D.Lgs. 81/2008;
- controlli e ispezioni straordinarie di INL, ASL e INAIL in ristoranti, hotel, stabilimenti e strutture del salvataggio;
- introduzione del reato di omicidio sul lavoro.
USB chiede verità su questa morte e misure immediate per chi lavora sotto il sole e tra i fornelli in tutta la Versilia e in tutto il Paese. Il cordoglio di USB e i suoi lavoratori va alla famiglia e ai colleghi di Marco Barsi.
Campagna Cercasi Schiavo / SLANG – USB