D'ALEMA: EX MALO BONUM?

Roma -

Questa mattina si è svolto l’incontro tra il Min. D’Alema e le organizzazioni sindacali. Il Ministro ha parlato della Finanziaria 2007 e della ristrettezza economica in cui il Governo deve operare. D’Alema ha confermato il taglio paventato all’ISE (pari a circa 50 milioni di Euro, il 10 per cento dell’ISE), e anche i tagli che interesseranno la rete del Ministero, il FUA (l’ipotesi è -30%) e le spese di funzionamento. Maggiori stanziamenti sono stati chiesti invece da D’Alema soltanto per il rilancio della Cooperazione allo Sviluppo (progetti e ONG), di cui si prevede una riforma strutturale, e per far fronte agli impegni internazionali. Il Ministro si è impegnato a rilanciare il ruolo e la funzione del Ministero degli Affari Esteri, e a ricondurre al MAE le competenze relative ai rapporti di politica estera che oggi sono affidate ad altre amministrazioni. Ma noi che conosciamo il MAE sappiamo che sarà impossibile ottenere questi risultati senza avere anche le risorse necessarie.

D’Alema ha rivendicato una maggiore autonomia di gestione del Ministero e delle sedi all’estero e si è soffermato sulla difesa delle professionalità interne esprimendo buoni propositi: rafforzamento della formazione professionale, assunzioni, migliore trattamento economico per i dipendenti in Italia.

Ma proprio soltanto di buoni propositi si tratta,  visto che per sua ammissione il contesto internazionale ci impone una legge finanziaria di “estrema durezza” con i tagli predetti.

Uno solo è  lo scenario coerente con queste scelte: un Ministero leggero, utile per far la grande politica della prima serata televisiva, fondato sulla manodopera a basso costo dei precari, sulla esternalizzazione dei servizi, sugli staff di consulenti. Dal “male” può uscire solo questo “bene”.

Si tratterebbe per ora di “gestire la contrazione”: cioè ci sarà una corsa a strapparsi le risorse scarse prima fra i ministeri, poi all’interno del MAE tra i centri di responsabilità del MAE, poi tra le sedi, e infine tra i dipendenti.

L’attacco alla struttura che fornisce i servizi ai cittadini all’estero coinvolge e penalizza tutti! La chiusura di una sede significa la perdita del posto sia del diplomatico capo missione (Ambasciatore, Console, ecc) e degli altri diplomatici, sia del personale di ruolo, sia del personale a contratto.

RdB Farnesina  chiede a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori del MAE di non cedere a questo gioco che prevede e porta al suo massacro.

Invitiamo tutte le OOSS del MAE a contrastare queste scelte, ad esprimersi pubblicamente  con chiarezza e a dar vita ad iniziative comuni. Accettare trattative da “suk” per garantire la sopravvivenza di qualche clientela sarebbe una sconfitta a priori per tutti. RdB Farnesina propone iniziative di lotta che dovranno coinvolgere tutti i lavoratori del MAE, a cominciare da assemblee e presidi all’interno del Ministero e delle sedi all'estero, per definire insieme le iniziative  più efficaci.

La Segreteria

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