FINANZIARIA: IL 20 OTTOBRE SCIOPERO NAZIONALE P.I.

Roma -

Il Coordinamento nazionale della RdB/CUB Pubblico Impiego riunito oggi presso la Federazione nazionale RdB/CUB di Roma ha deciso di proclamare per il giorno 20 ottobre una prima giornata di lotta contro la Finanziaria 2007, che il governo Prodi sta predisponendo, con due ore di sciopero alla fine del turno per tutto il pubblico impiego, scuola compresa.La decisione è stata raggiunta dopo una attenta valutazione sui contenuti delle "bozze" che in questi giorni sono circolate e che gli incontri con vari ministri (Nicolais, Damiano, D’Alema) hanno confermato.Tagli indiscriminati ai fondi per il personale, chiusura di centinaia di uffici pubblici, mobilità per migliaia di lavoratori, smantellamento di intere amministrazioni, nessuna prospettiva per le centinaia di migliaia di precari, blocco della contrattazione integrativa e miserabili stanziamenti per il rinnovo dei contratti scaduti da 9 mesi, il tutto a carico dei lavoratori, in prima battuta, e dei cittadini in quanto utenti dei servizi.Questa prima risposta alla manovra finanziaria che, passando per lo sciopero nazionale dei precari pubblici del 6 ottobre, serve a costruire la risposta dura, complessiva e generale che lo sciopero generale di tutto il mondo del lavoro del 10 novembre.

In allegato il volantino da scaricare


<//strong><//strong>

27 settembre 2006 - Ansa

FINANZIARIA: STATALI; RDB-CUB, SCIOPERO NAZIONALE 20 OTTOBRE

ROMA - Il Coordinamento nazionale della Rdb Cub Pubblico impiego ha deciso di proclamare per il giorno 20 uno sciopero contro la Finanziaria che il Governo Prodi sta predisponendo.
Lo sciopero sara' di due ore alla fine del turno di lavoro per tutto il pubblico impiego, scuola compresa. Sotto accusa ''tagli indiscriminati ai fondi per il personale, chiusura di centinaia di uffici pubblici, mobilita' per migliaia di lavoratori, smantellamento di intere amministrazioni, mancanza di prospettive per i lavoratori precari, blocco della contrattazione integrativa e miserabili stanziamenti per il rinnovo dei contratti scaduti da 9 mesi''.


27 settembre 2006 - Asca

FINANZIARIA: RDB/CUB PUBBLICO IMPIEGO, SCIOPERO IL 20 OTTOBRE

Roma - Il coordinamento nazionale della RdB/Cub Pubblico Impiego riunito oggi alla Federazione nazionale di Roma ha deciso di proclamare per il giorno 20 ottobre una prima giornata di lotta contro la Finanziaria 2007, che il governo Prodi sta predisponendo, con due ore di sciopero alla fine del turno per tutto il pubblico impiego, scuola compresa.
La decisione e' stata raggiunta, si legge in una nota ''dopo una attenta valutazione sui contenuti delle bozze che in questi giorni sono circolate e che gli incontri con vari ministri (Nicolais, Damiano, D'Alema) hanno confermato: tagli indiscriminati ai fondi per il personale, chiusura di centinaia di uffici pubblici, mobilita' per migliaia di lavoratori, smantellamento di intere amministrazioni, nessuna prospettiva per le centinaia di migliaia di precari, blocco della contrattazione integrativa e miserabili stanziamenti per il rinnovo dei contratti scaduti da 9 mesi, il tutto a carico dei lavoratori, in prima battuta, e dei cittadini in quanto utenti dei servizi''.
Questa la prima risposta alla manovra finanziaria ''che, passando per lo sciopero nazionale dei precari pubblici del 6 ottobre, serve a costruire la risposta dura, complessiva e generale che lo sciopero generale di tutto il mondo del lavoro del 10 novembre''.


27 settembre 2006 - Agi

FINANZIARIA: RDB-CUB, IL 20 OTTOBRE SCIOPERO NAZIONALE P.I.

Roma - Il Coordinamento nazionale della Rdb/Cub Pubblico Impiego riunito oggi presso la Federazione nazionale Rdb/Cub di Roma ha deciso di proclamare per il giorno 20 ottobre una prima giornata di lotta contro la Finanziaria 2007 con due ore di sciopero alla fine del turno per tutto il pubblico impiego, scuola compresa. La decisione e' stata raggiunta dopo una attenta valutazione sui contenuti delle "bozze" che in questi giorni sono circolate e che gli incontri con vari ministri (Nicolais, Damiano, D'Alema) hanno confermato. Per il sindacato, nell'occhio del ciclone ci sarebbero "i tagli ai fondi per il personale, la chiusura di centinaia di uffici pubblici, la mobilita' per migliaia di lavoratori, lo smantellamento di intere amministrazioni, nessuna prospettiva per le centinaia di migliaia di precari, il blocco della contrattazione integrativa e miserabili stanziamenti per il rinnovo dei contratti scaduti da 9 mesi, il tutto a carico dei lavoratori, in prima battuta, e dei cittadini in quanto utenti dei servizi".


27 settembre 2006 - Adnkronos

FINANZIARIA: RDB/CUB, IL 20 OTTOBRE SCIOPERO NAZIONALE P.I.

Roma - Il coordinamento nazionale della RdB/CUB Pubblico Impiego ha deciso di proclamare per il 20 ottobre una prima giornata di lotta contro la Finanziaria 2007, che il governo Prodi sta predisponendo, con due ore di sciopero alla fine del turno per tutto il pubblico impiego, scuola compresa. La decisione, si legge in una nota, ''e' stata raggiunta dopo una attenta valutazione sui contenuti delle 'bozze' che in questi giorni sono circolate e che gli incontri con vari ministri (Nicolais, Damiano, D'Alema) hanno confermato''.''Tagli indiscriminati - spiega il sindacato-ai fondi per il personale, chiusura di centinaia di uffici pubblici, mobilita' per migliaia di lavoratori, smantellamento di intere amministrazioni, nessuna prospettiva per le centinaia di migliaia di precari, blocco della contrattazione integrativa e miserabili stanziamenti per il rinnovo dei contratti scaduti da 9 mesi, il tutto a carico dei lavoratori, in prima battuta, e dei cittadini in quanto utenti dei servizi. Questa prima risposta alla manovra finanziaria che, passando per lo sciopero nazionale dei precari pubblici del 6 ottobre, serve a costruire la risposta dura, complessiva e generale che lo sciopero generale di tutto il mondo del lavoro del 10 novembre''.


28 settembre 2006 - Il Messaggero

Contratti statali, sindacati pronti allo sciopero
Confindustria: inaccettabili nuove tasse

ROMA - «O sono 3,7 miliardi o è sciopero». Esplicito il leader della Uil, Luigi Angeletti, rispetto alla richiesta che i sindacati hanno fatto al governo sui rinnovi del contratto del pubblico impiego. Il sindacalista avverte: «Dobbiamo reagire nei modi e nelle forme che decideremo, compreso appunto lo sciopero».
Ma l’intero arco sindacale è pronto a far scattare la protesta nel caso l’esecutivo non dovesse allargare i cordoni della borsa. La Cisl ha dichiarato da giorni la sua indisponibilità ad accettare "sconti" sulla posta e anche la Cgil fa chiaramente intendere di essere pronta a scendere in campo allargando la protesta alla intera manovra che, secondo il segretario confederale, Paolo Nerozzi, negherebbe l’applicazione dell’accordo del ’93 ai lavoratori di scuola, sanità, enti locali, Stato, parastato e aziende. «Se quello che temiamo si verificasse - ha precisato Nerozzi - sarebbe un fatto molto grave che metterebbe in discussione il sistema contrattuale di tutto il mondo del lavoro. E la risposta non potrebbe essere che una forte mobilitazione con i necessari scioperi». Avverte anche Renata Polverini, leader dell’Ugl: «Il tempo stringe ed è inutile ribadire che un miliardo di euro non è sufficiente a risolvere il problema dei contratti».
Intanto il Coordinamento nazionale della Rdb Cub pubblico impiego ha deciso di anticipare tutti proclamando uno sciopero per il giorno 20 «contro la Finanziaria che il governo Prodi sta predisponendo».
Critica anche la posizione di Confindustria. Il direttivo di viale dell’Astronomia, al termine del proprio direttivo, ha emesso una nota in cui precisa come «sarebbe inaccettabile che i mancati tagli alle spese si traducessero in ulteriori tasse sulle imprese, non solo a livello centrale ma anche a livello locale». L’organizzazione degli industriali prende invece «atto positivamente della ribadita volontà del governo a intervenire sul cuneo fiscale e contributivo che è centrale per una strategia di crescita». Confcommercio parla di «menù indigesto», c’è «una preoccupante tendenza a pigiare il pedale della pressione fiscale e contributiva sul lavoro autonomo e le piccole imprese».


28 settembre 2006 - Il Quotidiano della Calabria

Scontro sulle risorse
I sindacati sfidano il governo «Sciopero»

Roma - La Finanziaria inciampa sulle risorse per i rinnovi contrattuali degli statali. A 48 ore dal varo della manovra la questione diventa esplosiva e i sindacati mandano un ultimatum al governo: o si copriranno gli aumenti salariali per i dipendenti pubblici o sara' sciopero generale.
L'ultimatum si concretizza all'indomani del vertice notturno a Palazzo Chigi tra Romano Prodi e i leader delle tre confederazioni sindacali. A lanciarlo e' il numero uno della Uil, Luigi Angeletti che avverte: "O sono 3,7 miliardi di euro o e' sciopero. Non siamo per nulla d'accordo e non poco". Sulla questione le distanze sono enormi: a fronte del miliardo di euro messo sul tavolo dal governo, Cgil, Cisl e Uil chiedono poco meno del quadruplo per garantire il rinnovo di circa 3,3 milioni di lavoratori pubblici. Considerando lo stanziamento di 835 milioni da parte dell'esecutivo Berlusconi per il biennio 2006-2007, la distanza tra la richiesta dei sindacati e l'offerta del ministro dell'Economia, Tommaso Padoa Schioppa, e' di circa 2 miliardi di euro. Il muro contro muro va avanti mentre la trattativa entra nel rush finale: oggi se ne discutera' ancora nel corso dell'incontro a Palazzo Chigi dove l'appuntamento con le parti sociali e' fissato per le 18.
E intanto il coordinamento di base RdB-Cub ha proclamato per il 20 ottobre una giornata di lotta contro la finanziaria 2007.


28 settembre 2006 - Il Manifesto

I sindacati verso lo sciopero anti-manovra. In testa pubblici e scuola
«Tagli? Pronti alla lotta»
Statali insoddisfatti su contratto e precari, sulla scuola ancora minacce. Mancano risorse sul cuneo e Confindustria protesta: «Riducete le spese sociali». Domani il varo
di Stefano Raiola

Il tempo stringe. Ancora 48 ore e poi il governo Prodi dovrà spiegare da dove intende recuperare i 30 miliardi necessari per la finanziaria 2007, cercando di mettere d'accordo lavoratori del pubblico impiego, imprese, pensionati, e - forse il punto più delicato - le diverse anime della coalizione di centro sinistra. Non è cosa da poco, soprattutto se le linee guida della manovra economica saranno quelle circolate martedì e che hanno provocato accese reazioni sia dei sindacati che da molte parti dell'Unione.
Anche quella di ieri è stata una giornata all'insegna delle polemiche: sul piede di guerra i sindacati del pubblico impiego, scuola compresa, che si dichiarano pronti alla mobilitazione se arriveranno i tagli ipotizzati negli ultimi giorni, mentre Confindustria chiede tagli alla spesa pubblica per garantire i mezzi necessari alla riduzione del cuneo fiscale e per scongiurare l'aumento delle tasse alle imprese. Qualche segno di distensione è arrivato tuttavia dal ministro dell'Istruzione, Giuseppe Fioroni, che ha escluso nuovi sacrifici per la scuola. E dal ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, che ha fatto notare che il «testo non è da considerarsi blindato», lasciando intendere che fino a venerdì - giorno in cui verrà presentato il provvedimento - sarebbero ancora possibili modifiche alla legge.
Di sicuro c'è che buona parte del capitolo pensioni resterà al di fuori della manovra che dovrebbe contenere «solo» la chiusura di due delle quattro «finestre» previste per il 2007: tra l'esecutivo e i sindacati infatti sarebbe stato raggiunto un memorandum d'intesa per completare - tra gennaio e marzo del prossimo anno- il processo di riforma del sistema pensionistico tracciato nel 1995 dal governo Dini. L'intesa fisserebbe le modalità di aggiornamento del quadro demografico ed economico con l'obiettivo di garantire la sostenibilità dei conti, di tutelare i giovani e di garantire in futuro pensioni adeguate (tradotto in parole povere: innalzamento dell'età pensionabile). La notizia dell'accordo però non ha incassato il consenso di tutte le parti sociali: la parte del direttivo Cgil che fa capo alla Rete 28 aprile di Giorgio Cremaschi ha specificato che «l'ultimo Direttivo nazionale Cgil ha formalmente vincolato il gruppo dirigente a non compiere alcun passo sulla materia pensionistica senza avere prima definito una piattaforma condivisa da lavoratori e pensionati». In sostanza, si segnala che la segreteria Cgil non sarebbe legittimata a sottoscrivere alcun protocollo sulle pensioni e tanto meno sull'innalzamento dell'età pensionabile.
Per il resto ogni versione della legge o «bozza» che salta fuori sembra avere come unico effetto quello di allontanare ulteriormente il raggiungimento di un punto di intesa che possa garantire il risanamento dei conti - aggravati dalla sorpresa dei rimborsi Iva - senza richiedere il versamento di «lacrime e sangue».
I sindacati del pubblico impiego hanno già lanciato una mobilitazione la cui prima tappa è la convocazione di una assemblea nazionale di quadri, delegati ed Rsu che si terrà a Roma il 23 ottobre. «In quell'occasione - si legge in una nota congiunta - valuteremo l'operato del governo e decideremo, se le risposte saranno negative, i modi e i tempi con i quali proseguire la mobilitazione». Rincara la dose il leader della Uil, Luigi Angeletti, che chiede lo stanziamento nella finanziaria di 3,7 miliardi di euro destinati al rinnovo del contratto pubblico, altrimenti sarà sciopero. «Il governo ci ha confermato che darà un miliardo di euro - ha sottolineato - ma noi faremo di tutto per smuovere questa cifra. Compreso lo sciopero». Sciopero che invece è stato già indetto dal Coordinamento nazionale Rdb-Cub che il 20 ottobre ha previsto una «prima giornata di lotta contro la finanziaria 2007» con due ore di astensione alla fine del turno per tutto il pubblico impiego, scuola compresa.
La situazione non è semplice e a questo punto sembra proprio che Padoa Schioppa potrebbe avere serie difficoltà nel mantenere quello che aveva promesso nel Dpef. Ambienti dell'Unione, per esempio, riferiscono che la riduzione di cinque punti del cuneo fiscale potrebbe essere spalmata in due tranches: marzo e giugno. La novità interesserebbe soltanto le imprese, e non i lavoratori che troverebbero comunque i benefici del taglio nel conguaglio Irpef di fine anno. I soldi non bastano, insomma, e si fa sempre più insistente la proposta di Rifondazione di aumentare il contributo fiscale delle classi più agiate, riportando al 45% (pre-riforma Berlusconi) l'aliquota per redditi superiori ai 70mila euro: il Prc ha lanciato la campagna «Anche i ricchi piangano», collegata alla manifestazione «Stop precarietà ora» del 4 novembre.
Infine, al di là della quantità di risorse che potrà portare in cassa, è da segnalare la proposta di 16 senatori dell'Unione di ridurre del 30% la spesa per armamenti.


28 settembre 2006 - Brescia Oggi/L'Arena/Giornale di Vicenza

Angeletti avverte: «Per i contratti servono 3,7 miliardi». Comuni insoddisfatti. Girotondi di An in piazza
Sindacati pronti allo sciopero
Confindustria: no ad aumenti fiscali. Bombassei: rigore sui tagli

Roma - La Finanziaria inciampa sulle risorse per i rinnovi contrattuali degli statali. A 48 ore dal varo della manovra la questione diventa esplosiva e i sindacati mandano un ultimatum al governo: o si copriranno gli aumenti salariali per i dipendenti pubblici o sarà sciopero generale. L’ultimatum si concretizza all’indomani del vertice tra Prodi e i leader delle tre confederazioni. A lanciarlo è il numero uno della Uil, Angeletti, che sugli aumenti contrattuali avverte: «O sono 3,7 miliardi di euro o è sciopero». Sulla questione le distanze sono enormi: a fronte del miliardo di euro messo sul tavolo dal governo, Cgil, Cisl e Uil chiedono poco meno del quadruplo per garantire il rinnovo di circa 3,3 milioni di lavoratori pubblici. Considerando lo stanziamento di 835 milioni da parte dell’esecutivo Berlusconi per il biennio 2006-2007, la distanza tra la richiesta dei sindacati e l’offerta del ministro dell’Economia, è di circa 2 miliardi di euro. Il muro contro muro va avanti mentre la trattativa entra nel rush finale: oggi se ne discuterà ancora nel corso dell’incontro a Palazzo Chigi dove l’appuntamento con le parti sociali è fissato per le 18.
Intanto il coordinamento di base RdB-Cub ha già proclamato per il 20 ottobre una giornata di lotta contro la Finanziaria 2007: «Due ore di sciopero alla fine del turno per tutto il pubblico impiego, scuola compresa». I sindacati confederali invece hanno convocato un’assemblea per il 23 ottobre. La tensione resta alta anche sul fronte della scuola dopo il braccio di ferro sulla riduzione degli insegnati (da uno ogni 10 alunni ad uno ogni 12 alunni) e i tagli del 6% al personale.
In preallarme anche Confindustria. Il direttivo di Viale dell’Astronomia si è riunito ieri: «Sarebbe inaccettabile che i mancati tagli si traducessero in ulteriori tasse sulle imprese», ha ammonito Confindustria, «perché rappresenterebbe l’esatto contrario di una politica per la crescita. Occorre una Finanziaria centrata sui tagli alle spese e non su inasprimenti delle imposte, capace di scelte coraggiose per lo sviluppo». Confindustria ribadisce la centralità della riduzione del cuneo fiscale: «Deve rappresentare un importante recupero di competitività per il Paese».
«Il rigore più volte indicato o si fa sul serio o non serve a nulla», dice il vicepresidente di Confindustria Bombassei, che invita il governo a non esitare sui tagli, se necessari: «Se si vuol toccare la scuola e si ascolta chi dice no, o la sanità e si fa lo stesso, allora così la Finanziaria non si può fare». Quanto al fisco: «D’accordo su una linea di equità, serve una moralizzazione, credo che sia un atto di civiltà dare il buon esempio». I commercianti invece denunciano «la preoccupante tendenza a pigiare il pedale della pressione fiscale e contributiva». E pure i sindaci contestano la stretta di Padoa Schioppa. Dopo il vertice di ieri conProdi, il numero uno dell’Anci, Dominici, ha incalzato: «Incontro insoddisfacente. Ancora una volta non ci è stata data nessuna cifra sull’impatto che la manovra avrà sui Comuni».
E contro la Finanziaria si mobilita intanto il Polo. Ieri numerosi parlamentari del centrodestra hanno manifestato davanti al ministero dell’Economia con un «girotondo» virtuale contro il decreto Bersani-Visco. La manifestazione è stata però criticata dall’Udc. E per il 6 ottobre è fissata una manifestazione di Fi a difesa della scuola.


28 settembre 2006 - Il Denaro

finanziaria
Pubblico impiego, il 20 ottobre sciopero nazionale

Il Coordinamento nazionale della Rdb/Cub Pubblico Impiego riunito ieri presso la Federazione nazionale di Roma decide di proclamare per il giorno 20 ottobre una prima giornata di lotta contro la Finanziaria 2007, che il governo Prodi sta predisponendo, con due ore di sciopero alla fine del turno per tutto il pubblico impiego, scuola compresa. La decisione è raggiunta dopo un’attenta valutazione sui contenuti delle bozze che in questi giorni sono circolate e che gli incontri con vari ministri (Nicolais, Damiano, D’Alema) confermano. Tagli indiscriminati ai fondi per il personale, chiusura di centinaia di uffici pubblici, mobilità per migliaia di lavoratori, smantellamento di intere amministrazioni, nessuna prospettiva per le centinaia di migliaia di precari, blocco della contrattazione integrativa e miserabili stanziamenti per il rinnovo dei contratti scaduti da 9 mesi, il tutto a carico dei lavoratori, in prima battuta, e dei cittadini in quanto utenti dei servizi. Questa prima risposta alla manovra che, passando per lo sciopero nazionale dei precari pubblici del 6 ottobre, serve a costruire la risposta complessiva dello sciopero generale di tutto il mondo del lavoro del 10 novembre.


28 settembre 2006 - L'Unità

LO SCENARIOPer i rinnovi il governo sinora ha messo sul piatto un miliardo di euro, ma i sindacati sostengono che servono invece 3 miliardi e 700 milioni
Niente contratto? Il pubblico impiego verso lo sciopero generale a ottobre
di Felicia Masocco

C’è una prima intesa sulle pensioni tra governo e sindacati. Nove articoli su due pagine che segnano il perimetro della discussione che inizierà in gennaio. Fuori dalla Finanziaria, dunque, e questo significa che nelle poche ore che mancano al varo della manovra almeno non c’è da superare questo enorme ostacolo. Anche i tagli alla scuola sembrano rientrati dopo la levata di scudi contro la bozza circolata nei giorni scorsi e poi smentita dal ministero dell’Economia. Sale invece la tensione per i contratti dei lavoratori pubblici: servono 3 miliardi e 700 milioni, l’ultima cifra fuoriuscita dalle stanze di via Venti Settembre e confermata nel vertice dell’altra notte a Palazzo Chigi è ferma a 1 miliardo. È probabile che il pressing, i contatti incessanti tra le confederazioni e i palazzi ministeriali produca qualche aggiustamento. Del resto, con la concertazione assai riservata che ha partorito il memorandum sulla previdenza, i sindacati hanno dimostrato molta buona volontà a portare a compimento le riforme degli anni Novanta. E ora Cgil, Cisl e Uil si aspettano che la stessa mano tesa venga dal governo per il rinnovo dei contratti. Se non dovesse accadere, il primo sciopero dei lavoratori pubblici potrebbe essere proclamato già ad ottobre dall’assemblea dei delegati e quadri, cinquemila, fissata per il 23 a Roma.
Ovviamente la speranza è che tutto si risolva prima, ma tra gli uomini di Cgil, Cisl e Uil lo stato d’animo non è dei più ottimisti, le ore si alternano con docce scozzesi, prima spiragli poi chiusure che vertono sempre su un punto: dove reperire le risorse, che cosa sacrificare. «Due ore fa ero più tranquillo, ora sono invelenito», sbotta un sindacalista in una pausa dell’incontro che si è tenuto fino a sera a Palazzo Vidoni con il ministro Luigi Nicolais. Si è parlato di stabilizzazione dei precari, non se nè è venuti a capo. Intanto si rincorrevano le indiscrezioni dalle sedi ministeriali e di partito, e se c’è stato un filo conduttore non è stato positivo: dovendo scegliere, se c’è qualcosa da sacrificare e qualcosa da «salvare», l’orientamento è di salvare la scuola che suscita molta più solidarietà del lavoratore pubblico preso nel suo generico e sempre identificato con lo statale «improduttivo» e «fannullone».
Come riferito dal leader della Cisl Raffaele Bonanni , ancora ieri sera le distanze tra i conti del governo e i calcoli dei sindacati erano «enormi». «Si sta profilando una finanziaria che nega l'applicazione dell'accordo del 23 luglio '93 ai lavoratori di scuola, sanità, enti locali, stato, parastato e aziende» ha detto il segretario confederale della Cgil Paolo Nerozzi, «sarebbe molto grave perché metterebbe in discussione l'intero sistema contrattuale del mondo del lavoro» e la risposta del sindacato allora «non potrebbe che essere una forte mobilitazione con i necessari scioperi». «O sono 3,7 miliardi o sarà sciopero» taglia corto il leader della Uil Luigi Angeletti, ricordando che si sta parlando del «semplice rispetto delle regole» fissate dal governo con l'inflazione programmata». Cioè del protocollo del luglio ‘93. Stando a questa lettura, il conflitto potrebbe estendersi anche ai settori privati. Perché applicare regole diverse al rinnovo dei contratti pubblici sarebbe un precedente che Confindustria, ad esempio, non si lascerebbe scappare «sarebbe la riscrittura del modello contrattuale» spiega Nerozzi. Una revisione che semmai dovrebbe scaturire dalla concertazione, come del resto il governo ha sempre garantito.
Per il sindacato la via da battere è un’altra. È tracciata in quel «patto» per i lavoro pubblico con risparmi e maggiore efficienza già offerto al governo e rilanciato ieri dai segretari generali di Fp-Cgil Carlo Podda, di Cisl-Fp Rino Tarelli, Uil-Flp Carlo Fiordaliso e Uil-Pa Salvatore Bosco. Ci mobilitiamo, spiegano, perché invece dei possibili, e da noi auspicati e proposti, risparmi, sono previsti tagli indiscriminati al funzionamento della pubblica amministrazione e dei servizi.Quanto ai precari è il segretario confederale della Uil Paolo Pirani a sintetizzare l’esito, deludente, dell’incontro al ministero della funzione pubblica: «L’impianto che ci si presenta è di una tendenziale riduzione degli organici nella pubblica ammnistrazione: negli anni successivi si prevede un parziale sblocco del turn over, però il numero dei neo assunti e dei precari stabilizzati sarà inferiore alle uscite per pensionamento».Intanto le Rdb-Cub il loro sciopero lo hanno già proclamato per il 20 ottobre.


28 settembre 2006 - QN Quotidiano Nazionale

SINDACATI ANGELETTI: «VOGLIAMO 3,7 MILIARDI»
E’ già sciopero nel pubblico impiego

MILANO — LE MOTIVAZIONI sono diverse, ma l’effetto è un coro di no delle parti sociali alle misure della Finanziaria. E già si respira aria di sciopero per il rinnovo dei contratti pubblici. «Questa non è una trattativa, è il semplice rispetto delle regole fissate dal governo. O sono 3,7 miliardi o è sciopero», avverte il leader della Uil, Luigi Angeletti. Riferendosi all’incontro di martedì sera a Palazzo Chigi, Angeletti ricorda che sono stati confermati 3,5 miliardi di euro per il lavoro dipendente, ipotizzata la chiusura di una finestra d’anzianità nel 2007 e messo sul piatto dal governo solo 1 miliardo per gli aumenti degli statali. Una cifra che se non sarà cambiata vedrà il pubblico impiego incrociare le braccia. Le date sono già decise: il 6 ottobre si fermeranno i precari di pubblica amministrazione e scuola, mentre il 20 ottobre, fa sapere il coordinamento nazionale della Rdb Cub, ci saranno due ore di sciopero alla fine del turno di lavoro per tutto il pubblico impiego, scuola compresa. Sotto accusa sono i «tagli indiscriminati ai fondi per il personale, la chiusura di centinaia di uffici pubblici, la mobilità per migliaia di lavoratori, lo smantellamento di intere amministrazioni, la mancanza di prospettive per i lavoratori precari e miserabili stanziamenti per i contratti». «Si sta profilando una Finanziaria che nega l’applicazione dell’accordo del 23 luglio ai lavoratori di scuola, sanità, enti locali, Stato, parastato e aziende», conferma il segretario confederale Cgil Paolo Nerozzi.
E’ DURA anche la reazione di imprenditori e commercianti. «Sarebbe inaccettabile che i mancati tagli si traducessero in ulteriori tasse sulle imprese», si legge in una nota diffusa dopo il direttivo di Confindustria. Questo rappresenterebbe, prosegue il comunicato, «l’esatto contrario di una politica per la crescita». E anche da Confcommercio arrivano critiche alle ipotesi di inasprimento fiscale e contributivo in quello che viene definito il «menù indigesto» della Finanziaria.
LE ULTIME fasi del dibattito politico in vista della definizione della Finanziaria, segnalano «una preoccupante tendenza a pigiare il pedale della pressione fiscale e contributiva con ipotesi di aumento dei contributi previdenziali per il lavoro autonomo, revisione degli studi di settore con effetti di cassa già in Finanziaria, abbattimento degli sgravi contributivi per l’apprendistato». Note preoccupate, infine, vengono anche dagli artigiani. Per Confartigianato e Cna, «un ulteriore intervento sulle pensioni sarebbe insostenibile e, se fosse sommato a inasprimenti fiscali, vanificherebbe qualsiasi beneficio della riduzione del cuneo fiscale».(a. pe.)


28 settembre 2006 - Tribuna di Treviso/Trentino/Provincia Pavese/Nuova Venezia/Nuova Ferrara/Nuova Sardegna/Mattino di Padova/Gazzetta di Reggio/Gazzetta di Modena/Corriere delle Alpi/Centro/Alto Adige/Tirreno/Libertà

Il 23 ottobre assemblea sulla strategia del governo per il pubblico impiego
Gli statali sono sul piede di guerra
di ANTONELLA FANTÒ

ROMA. Aria pessima sugli statali. I sindacati hanno indetto una giornata di assemblea dei quadri per una valutazione della strategia del governo. Carlo Podda, segretario della Cgil Statali, ha spiegato che le priorità per il sindacato sono il superamento del precariato e i rinnovi contrattuali.
«Il 23 ottobre quando si svolgerà l’assemblea, se l’esecutivo non avrà accolto le nostre richieste, è evidente che sarà decisa una protesta». Intanto le Rdb e i Cub degli statali hanno proclamato uno sciopero nazionale per il giorno 20.
Il semaforo verde ai dirigenti degli statali è stato dato ieri da Raffaele Bonanni (Cisl) e Luigi Angeletti (Uil). Il primo, dopo la cena di due sere fa con il presidente del Consiglio, ha detto che la finanziaria non va perchè si è «ancora molto distanti sul contratto degli statali». Bonanni ha aggiunto che la Cisl sarebbe disposta a mettere sul piatto della bilancia salario e produttività legati allo stipendio e anche mobilità territoriale contrattata. Angeletti ha lanciato un ultimatum: «O ci sono 3,7 miliardi per il contratto o è sciopero». Tra l’altro, ha aggiunto il sindacalista, le risorse del cuneo fiscale andranno per il 70% alle imprese del nord e per il 30 al Sud. Per il lavoro dipendente ci saranno 3,5 miliardi derivanti dal cuneo. «Nessuno ci ha detto» ha riferito Angeletti «che non ci sono i soldi per il taglio del cuneo ma solo che non ci sono i soldi per il pubblico impiego».
Nella confederazione della Cgil clima di attesa. Marigia Maulucci, segretario confederale, mette le mani avanti: «Bisogna vedere le cifre complessive per capire che cosa il governo intende accantonare per il pubblico impiego. Certamente i tempi dei contratti vanno rispettati. E siamo tutti assolutamente determinati ad ottenere la copertura necessaria». Ma se il governo non si spostasse dal miliardo stanziato? «Si dovranno decidere iniziative di lotta. Il governo è il datore di lavoro degli statali».
Oggi alle 18 c’è una convocazione collegiale a Palazzo Chigi e, dice la Maulucci, tutto sarà più chiaro. Poi ricorda che una prima valutazione compiuta sarà fatta lunedì, durante la segreteria unitaria. Angeletti dice che i benefici del cuneo fiscale andranno al 70 per cento al Nord. Risponde la Maulucci: «E’ un problema insito nel fatto che i benefici del cuneo fiscale premiano, per forza, le imprese che hanno un maggior numero di occupati. Anche in questo caso è bene valutare le misure di incentivazione dello sviluppo del Mezzogiorno, la fiscalità di vantaggio o il credito di imposta».
I sindacati sono anche preoccupati che gli amministratori locali si siano dichiarati «insoddisfatti» della parte che li riguarda. «Non vorremmo avere vantaggi per i lavoratori, ma più tasse a livello locale» conclude Marigia Maulucci.


28 settembre 2006 - Il Messaggero Veneto

Finanziaria, cuneo fiscale in due rate
Congelati i tagli alla scuola, adesso a minacciare lo sciopero sono gli statali Scontenti anche gli enti locali: oggi un incontro con il viceministro Visco

ROMA - Tagli sulla scuola congelati (dopo lite tra Fioroni e Padoa-Schioppa) e, di conseguenza, taglio del cuneo fiscale che si farà in due tranche e solo per sei miliardi nel 2007 (9, a regime, dal 2008). Sullo sfondo la rabbia dei sindaci e dei sindacati che minacciano lotta dura nel Pubblico impiego.
Ventiquattro ore all’approvazione della Finanziaria, riunioni a ciclo continuo nella maggioranza (l’ultima è in programma stasera alle 21 fra Tommaso Padoa-Schioppa, Bersani, Prodi e tutti i capigruppo dell’Unione). Il governo vede anche le parti sociali e, soprattutto, gli Enti locali. L’incontro con Comuni e Province ieri è andato male: «Incontro insoddisfacente - dice Leonardo Domenici, presidente Anci e sindaco di Firenze dopo aver visto Prodi -.. Non sono emerse indicazioni precise. Abbiamo fatto le nostre proposte, ragionevoli e chiare, speriamo che il governo le accolga». Oggi Domenici incontra Vincenzo Visco, viceministro alle Finanze, sul tavolo c’è il passaggio da una politica dei tetti a una politica dei saldi: «E’ un fatto importante - dice ancora il presidente dell’Anci - si tratta però di capire qual è l’entità dei saldi». Per ottenere il sì dei Comuni ai risparmi previsti (7% rispetto al triennio 2003-2005) il governo potrebbe provare mettere in campo la revisione del catasto. «Aspetti tutti importanti, ma che riguardano il futuro e non toccano il presente della Finanziaria 2007», stoppa Domenici. Quanto alla partecipazione all’Irpef l’Anci la chiede dinamica: «Se il Pil cresce - dice Domenici - deve crescere anche la quota Irpef».
Aria pessima anche sugli statali. I sindacati di categoria hanno indetto una giornata di assemblea dei quadri per una valutazione dell’intera strategia del governo nel pubblico impiego. Carlo Podda, segretario generale della Cgil Statali, ha spiegato che le priorità per il sindacato sono il superamento del precariato e i rinnovi contrattuali: «Il 23 ottobre quando si svolgerà l’assemblea, se l’esecutivo non avrà accolto le nostre richieste, è evidente che sarà decisa una protesta». Intanto le Rdb e i Cub degli statali hanno proclamato uno sciopero nazionale per il giorno 20.
Il semaforo verde ai dirigenti degli statali è stato dato ieri da Raffaele Bonanni (Cisl) e Luigi Angeletti (Uil). Angeletti ha lanciato un ultimatum: «O ci sono 3,7 miliardi per il contratto o è sciopero». Per il lavoro dipendente ci saranno 3,5 miliardi derivanti dal cuneo. «Nessuno ci ha detto - ha riferito Angeletti - che non ci sono i soldi per il taglio del cuneo ma solo che non ci sono i soldi per il pubblico impiego».
Ma ecco di cosa si èparlato ieri.
Successione. Fra le ultime novità il ritorno della tassa di successione. Potrebbe avvenire con un decreto legge collegato alla Finanziaria ed entrare in vigore già quest’anno.
Irpef. Romano Prodi incontra a colazione, davanti a caffè e cornetto, i capigruppo dell’Unione di alcune commissioni della Camera. «Ci ha detto che sulle aliquote Irpef è ancora tutto da decidere, ma che il faro, l’obiettivo, è favorire i redditi medio bassi: fino a 38-40mila euro». E l’aliquota più alta, sarà al 43 o al 45%? «Tutto ancora allo studio, potrebbe anche non cambiare». Intanto il ministero delle Finanze fa uscire l’analisi sulle ultime dichiarazioni dei redditi di 40 milioni e mezzo di italiani. 19 milioni e 600mila dichiarano meno di 12mila 500 euro, nel complesso sotto 40mila euro ci sono 38 milioni e 500mila contribuenti, il 95% del totale.
«Taglieremo le tasse al 70% delle famiglie», dice il segretario dei Ds, Piero Fassino.
Cuneo, a rate. Ipotesi 1: taglio del cuneo in due tranche, la prima a marzo, la seconda a giugno. Ipotesi 2: taglio a primavera e in autunno. Risultato tangibile per il bilancio dello Stato: 3 miliardi in meno da conteggiare sul 2007. Dal 2008 si va a regime con 9 miliardi da trovare.
Sindacati in disaccordo sulla destinazione geografica delle risorse. Il governo ha prospettato un 85% al Nord e un 15% al Sud, perché questa è la distribuzione delle imprese. Per Angeletti, Uil, «si deve pensare a un 70% e 30%».
Scuola. Urla, pugni sul tavolo, Romano Prodi che alla fine interviene a calmare tutti e che, salomonicamente, invita i contendenti a scrivere le norme sulla Scuola a quattro mani. Da una parte il ministro dell’Istruzione, Beppe Fioroni, dall’altra Tommaso Padoa-Schioppa, ministro dell’Economia. Padoa-Schioppa vuole ridurre il numero degli insegnanti, Fioroni vuole più soldi per la scuola e non vuole nemmeno sentir parlare del taglio degli insegnanti di sostegno: «Ai ragionieri di Bruxelles puoi dire che l’integrazione dei disabili è un elemento di civiltà a cui noi non rinunciamo». Il ministro dell’Economia insiste, Fioroni sbotta: «Se hai coraggio porta la Finanziaria in Parlamento poi vediamo cosa succede». Prodi interviene e media.
Pensioni. Confermato dai sindacati e dal ministro del Lavoro, Cesare Damiano, in Finanziaria ci sarà la chiusura di una finestra per l’andata in pensione.
Iva. Pierluigi Bersani, ministro dello Sviluppo, annuncia che in Finanziaria ci saranno misure sulle accise della benzina. Parla della sterilizzazione dell’Iva, le tasse sulle tasse.


Questo sito usa i cookies

* Questo sito usa i cookies per effettuare statistiche sulla navigazione. Navigando sul sito accetti l'utilizzo dei cookies

Alcuni cookies sono essenziali per la navigazione ed il sito potrebbe non funzionare correttamente.