Sciopero generale. Unione sindacale di base scuola Bologna. Giù le armi, su i salari. Dalle aule ai porti blocchiamo la macchina da guerra e il carovita
Oggi la scuola sciopera a Bologna e in tutta Italia, e lo fa insieme a tutti i lavoratori e le lavoratrici ma anche con le ragazze e i ragazzi che riempiono le piazze da settimane. Perché a loro si dice di studiare e di scegliere liberamente il proprio futuro, e poi si apre l'orientamento ai militari? Quale scuola educa al pensiero critico, se si insegna soltanto a obbedire?
Lo scorso anno, a settembre, l'appello "Blocchiamo tutto" lanciato dai portuali di Genova fermò il Paese con circa un milione di persone che scesero in piazza. Oggi quel grido torna in un corteo e in una manifestazione oceanici, e riparte dai porti: oltre cento scali in 19 paesi si fermano nello sciopero internazionale contro il traffico di armi e la militarizzazione dei porti. Se chi lavora in banchina rifiuta di caricare le armi, perché la scuola dovrebbe farsi caserma?
Che libertà è quella di una docente che prima di nominare Gaza in classe si chiede se rischierà un richiamo? E che cosa dice ai giovani uno Stato che risponde al loro dissenso con identificazioni e fermi, quasi quattrocento nella sola giornata di sabato scorso, secondo la stampa? Come spieghiamo a una classe che la Commissione d'inchiesta delle Nazioni Unite ha indicato la responsabilità di Israele per atti genocidari e che la storia si studia per non voltarsi dall'altra parte? Può una scuola che educa tacere davanti alla Palestina?
I giovani con cui scendiamo in piazza non hanno bisogno di biasimo, moralismo o sanzioni disciplinari. I giovani hanno capito che cosa li attende e le loro ragioni vanno ascoltate. Un futuro in affitto, stage senza retribuzione e diritti, aule che cadono a pezzi, salari fermi da decenni. Un debito che si allarga per il riarmo. I giovani sanno che i prestiti europei Safe si rimborsano in 45 anni, cioè sanno che pagheranno loro l'attuale crisi economica e la scellerata economia bellica di questi anni. Chi può stupirsi se non vogliono finanziare con il proprio domani le scelte politiche ed economiche di questo governo che non hanno votato?
Se per i contratti il denaro non c'è, e nel pubblico impiego le retribuzioni hanno perso circa il 12% con gli ultimi due rinnovi, perché si trovano soldi per i caccia? :Giù le armi, su i salari" non è uno slogan, è una risposta alle politiche belliciste, alla propaganda che non regge più la facciata, a un governo che va avanti a suon di decreti sicurezza senza garantire un futuro sicuro a lavoratori, lavoratrici e giovani.