PUBBLICO IMPIEGO E FINANZIARIA: FERITA ANCORA APERTA

Roma -

da Il Manifesto 2-10-2006

Pubblico impiego, ferita ancora aperta
Nessun accordo, per ora, sulle risorse per il rinnovo dei contratti. Così come su le «finestre» pensionistiche del 2007, il «piano casa» e le risorse per i non autosufficienti
di Francesco Piccioni

Era uno dei dossier più spinosi, quello dei pubblico impiego. Ed è rimasto tale. Alle 21,30 di ieri sera i ministri sono usciti da palazzo Chigi senza aver «trovato la quadra» su questo punto fondamentale, uno dei quattro - spiega Paolo Ferrero - «che costringono a sospendere il giudizio sul merito della finanziaria. Tutto dipenderà da come nelle prossime ore verranno risolti questo e altri problemi rimasti aperti: le finestre per le pensioni nel 2007, il finanziamento del 'piano casa' approvato una settimana fa e le risorse per i non autosufficienti». Un blocco di problemi che potrebbe far levitare a questo punto la cifra complessiva della manovra ben al di sopra dei 33,5 miliardi di euro.


I sindacati avevano sollecitato il governo ad aumentare drasticamente la dotazione prevista per il rinnovo del biennio economico 2006-2007, che il governo - così come l'ultimo esecutivo di Berlusconi - aveva limitato a un solo miliardo. Una cifra ridicola per far fronte a una platea di 3,4 milioni di persone. «Equivalgono a 20 euro netti per due anni», aveva freddamente calcolato un solitamente più tranquillo Epifani. Fino a ricordare che se il governo voleva proseguire su questa strada «ci sono conseguenze di cui tutti sono avvertiti». Ossia: sciopero. Né aveva riscosso maggiore successo l'ipotesi di «spalmare» il rinnovo su 2007 e 2008.

Il contratto è scaduto da ormai nove mesi. E i sindacati avevano calcolato che per la firma occorrevano 3,7 miliardi. Non era facile, comunque. Non lo era sul piano del calcolo economico, in primo luogo. Ma soprattutto su quello mediatico. Tutti i grandi giornali («spontaneamente» filo-confindustriali), infatti, hanno fin qui fatto fuoco e fiamme per spingere il governo a «stangare» i dipendenti pubblici. Basti pensare alla campagna personale di Pietro Ichino contro «i fannulloni», ospitata a più puntate sul Corriere della sera. Ma su questo fronte i sindacati confederali non possono più fare un solo passo indietro. Nonostante la loro forza nel comparto, si trovano ormai a fare i conti sempre più frequentemente con la concorrenza dei sindacati di base; e non solo nel trasporto pubblico (dove pure manca la copertura per il rinnovo del contratto, a vertenza ormai aperta e con due scioperi già effettuati). Ai primi presidi spontanei di lavoratori all'ingresso di diversi ministeri, negli ultimi giorni, hanno partecipato perciò anche Cgil, Cisl e Uil. Non potevano certo rischiare di vedere ulteriormente eroso il proprio consenso, cedendo altro terreno a formazioni come la RdB-Cub, un sindacato che conta ormai 700.000 iscritti, per la maggior parte proprio nella pubblica amministrazione.

Anche perché quella della copertura finanziaria del rinnovo contrattuale è solo uno dei problemi. L'altro - e probabilmente anche più importante - è la «stabilizzazione» di circa 300.000 lavoratori precari, che da anni - da quando fu deciso il blocco del turnover - contribuiscono a far funzionare la macchina della pubblica amministrazione. Qui era stato promesso qualcosa di importante. E certo non può bastare qualche accenno - fatto però prima di iniziare la riunione di ieri - a un parziale «sblocco» delle assunzioni: un nuovo assunto ogni 4 o 5 lavoratori che vanno in pensione.

2 ottobre 2006 – Il Manifesto

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